Per un dibattito serio sul suicidio assistito

L’iniziativa generica di alcuni deputati verdi per permettere ai degenti in strutture sanitarie di ricorrere al suicidio assistito, ha scatenato diverse reazioni sguaiate che sono di cattivo augurio per il dibattito che seguirà. Oso però ancora sperare che se ne potrà parlare in modo pacato, invece di copiare anche su questo tema delicato le peggiori abitudini italiane, e penso al caso Englaro. Per chiarire i termini del dibattito, comincio, a costo di ripetere cose già conosciute, col mettere alcuni paletti.

La Svizzera è l’unico Paese che permette a chiunque, purché non lo faccia per motivi egoistici (ad esempio per procurarsi un’eredità) di aiutare qualcuno a suicidarsi.

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Moncucco all’Eoc? Un’occasione di riscatto per Fulvio Pelli

Caso mai Fulvio Pelli dovesse passare alla storia, non sarà certamente per i successi avuti durante il suo periodo di presidenza del PLR nazionale: di questi successi non s’è vista neanche l’ombra, tanto da rischiare l’ultima volta addirittura di non essere rieletto in Parlamento. Potrebbe invece essere ricordato per una serie di flop, a cominciare dall’aver rovinato le sue reali possibilità di venire eletto in Consiglio Federale presentando la sua candidatura nel momento più sbagliato possibile.

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Costruiamo ponti, non muri

Il breve e garbato dibattito ravvicinato in prima pagina della Regione tra il Consigliere di Stato Manuele Bertoli e il direttore Matteo Caratti sembra un invito ad intervenire sui temi sollevati.

A Caratti, che da parecchio tempo pungola Partiti, intellettuali e politici a farsi sentire affinché il Ticino non venga imprigionato e soffocato da un muro a sud verso l’Italia (spregiativamente la Lega continua ad usare il termine Fallitalia) e a nord verso Berna (le sette capre), Bertoli risponde che ci sono anche voci propositive, di schieramenti diversi, che cercano di “riportare qualche campanile nella piazza principale di questo nostro villaggio ticinese piuttosto disorientato”.

La mia impressione è che abbiano ragione entrambi.

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La democrazia semplicemente non funziona

“La democrazia semplicemente non funziona” è il titolo di una canzone degli Zen Circus, gruppo probabilmente sconosciuto alla maggioranza dei politici ticinesi e svizzeri. Più noto è, però, Giorgio Gaber che nel 1991, quando il mondo intero iniziava a confrontarsi con il disgregamento dell'URSS, in un suo famoso brano sosteneva che “qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia”.

Queste due canzoni si riferiscono chiaramente alla realtà italiana, dove nel corso degli anni lo Stato democratico è stato più volte e in vari modi messo in discussione. Conosciamo tutti abbastanza bene la storia degli anni di piombo, del terrorismo, dei tentativi di golpe, delle stragi di Stato, della probabile trattativa tra Stato e mafia ecc.

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Una scuola migliore è un bisogno, non un capriccio

Il benessere della società e il successo di un paese sono legati a doppio filo all’esistenza di un sistema scolastico di qualità e che tenga conto delle esigenze di tutti i ragazzi, indipendentemente dalla loro estrazione sociale, dalla loro origine nazionale, dal contesto familiare in cui vivono, dal loro luogo di residenza, eccetera. Sul principio sono più o meno tutti d’accordo, ma quando si tratta di attuare delle misure concrete atte a perseguire questo traguardo di civiltà si compie spesso l’errore di considerarle come un costo e non come un investimento. Un errore che mia auguro non commettano le cittadine e i cittadini ticinesi chiamati il prossimo 28 settembre ad esprimersi sull’iniziativa popolare “Aiutiamo le scuole comunali”.

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La salute è un interesse pubblico

La salute di ogni individuo non è una questione puramente privata, ma è un interesse pubblico. Individui sani formano una società sana, per questo motivo la salute non deve essere trattata come un business per arricchire società private che a loro volta fanno arricchire singole persone grazie ai mallani altrui.

Se si capisce che la sanità è di interesse pubblico, si capisce anche come sia logico che la sua cura e il suo finanziamento debbano essere pubblici, almeno in maniera prevalente.

La cassa malati pubblica, sulla quale voteremo il prossimo 28 settembre, va in questa direzione. Con essa si propone che le cure primarie e fondamentali, quelle che sono comprese nella LAMal, l'assicurazione malattia obbligatoria, siano assicurate presso un unico istituto pubblico, gestito direttamente dalla Confederazione.

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Se sei un manager strapagato vota NO alla cassa unica, altrimenti...

di Franco Cavalli


Tra poco più di un mese voteremo sulla proposta di sostituire l’attuale guazzabuglio assicurativo con una cassa malati unica, iniziativa lanciata dalla sinistra e dai verdi e sostenuta, oltre che dall’associazione delle consumatrici e dei consumatori, da tutte le organizzazioni professionali del settore sanitario, dalle infermiere ai fisioterapisti, salvo quella dei medici: essendo il mondo medico spaccato quasi esattamente a metà, la FMH lascia libertà di voto.

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Sostegno alla rivoluzione bolivariana

Sabato 31 maggio 2014 alle 14h00 a Berna

Da 15 anni, la Rivoluzione Bolivariana è minacciata e stigmatizzata continuamente. L'opposizione tenta con ogni mezzo di far credere che il governo del Venezuela sia « illegittimo ». Quante volte bisogna ancora ricordare che il Venezuela si è sottomesso a più riprese al voto popolare ? Leopoldo López, uno degli oppositori più alla destra della Piattaforma d'unità nazionale (MUD), a capo del movimento di destabilizzazione attuale, ha degli antecedenti significativi: é stato firmatario del decreto del 2002 che aveva dissoluto temporaneamente il governo del presidente Chávez, a seguito di un tentativo di colpo di Stato messo in atto dall'oligarchia.

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Niente risparmi sul groppone dei meno abbienti

Il ForumAlternativo saluta con grande soddisfazione la decisione popolare di approvare il referendum contro il taglio dei sussidi per la cassa malati respingendo così il piano del Consiglio di Stato, accettato dalla maggioranza di centro destra in Gran Consiglio, che tendeva a diminuire notevolmente gli aiuti erogati ai meno abbienti per pagare i premi sempre più esosi delle casse malati. Con questa decisione il popolo ticinese indica chiaramente che il peggioramento delle finanze cantonali non deve essere scaricato sulle spalle dei meno abbienti, ma piuttosto sui portafogli dei più ricchi, che negli ultimi anni hanno pagato sempre meno imposte.

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Un duro attacco al servizio pubblico

SCuDO, il servizio di cure a domicilio del luganese, ha deciso di dare la disdetta del contratto collettivo di lavoro.

Si tratta di una decisione incomprensibile, dannosa e irrispettosa. Incomprensibile perché il contratto collettivo, in vigore da anni, è uno strumento moderno ed efficace di gestione del personale; dannosa, perché obbliga il personale a lavorare in situazione di incertezza; irrispettosa, perché la soppressione del contratto collettivo significa pure la soppressione di molti diritti per il personale, per esempio quello di disporre di una commissione incaricata di affrontare con la Direzione i problemi di applicazione del contratto. Essa non considera nemmeno il fatto che l’attività in questi servizi richiede un impegno particolare da parte del personale, confrontato quotidianamente con situazioni difficili.

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Se 4000 franchi vi sembran troppi

Ventidue franchi lordi all'ora, per otto ore al giorno, per 12 mesi. A ciò corrisponde il salario minimo che stiamo votando in questi giorni. Se questa vi sembra una paga troppo alta, scusate la franchezza, ma allora avete una mentalità da spietati sfruttatori!

Uno stipendio di 4000 franchi al mese (lordi!) è il minimo necessario per vivere con un po' di dignità. Calcolando che il costo dell'affitto non dovrebbe superare un terzo dello stipendio, vuol dire che al massimo ci si potrebbe permettere un appartamento da 1350 fr. al mese spese comprese, ma vi sfido a trovarne uno!

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Noi votiamo la lista Tsipras

In Svizzera abita più di un milione di persone che ha diritto di voto nell’UE. È a tutti questi che il ForumAlternativo rivolge un appello in vista delle elezioni del Parlamento Europeo del prossimo 25 maggio. L’Unione Europea attraversa una profonda crisi, soprattutto perché al suo interno diventa sempre più schiacciante il dominio delle forze neoliberali, che hanno completamente tradito il progetto iniziale, quello di creare un’alternativa più sociale al modello capitalistico di tipo anglosassone.

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Arlind uno di noi

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.

E ora vengono a prendere Arlind, «uno di noi» come giustamente sottolineano i suoi amici.

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Gli specchietti per le allodole di Sergio Savoia

Uno di noi, in una presa di posizione dal tono civile (Franco Cavalli, CdT, 30.01.2014) ha criticato la maggioranza dei verdi ticinesi (ma le dissidenze si stanno moltiplicando), che, contrariamente al partito nazionale e a tutte le altre sezioni cantonali, aveva deciso di sostenere l’iniziativa dell’UDC contro l’immigrazione di massa. Sergio Savoia ha dapprima reagito sul suo blog con uno sconclusionato sfogo d’ira, punteggiato da una serie di epiteti, tra i quali quello di “scemo” non era certo il peggiore.

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