9 febbraio: inganno era e inganno rimane

L’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” è stata lanciata per ragioni di marketing politico. Lo avevano ammesso sin da subito alcuni esponenti della stessa UDC e ancora qualche settimana fa un ex Consigliere nazionale UDC ticinese ha ammesso che i dirigenti del partito sapevano del carattere inapplicabile del testo. Il senso di tutto ciò? Dire in seguito: “gli altri non rispettano la volontà popolare” e continuare a sfruttare la concorrenza tra lavoratori tenendo sotto pressione i salari di tutti. Agli industriali dell’UDC conviene. Se si passano mesi interi a discutere di contingenti e di immigrazione, si eviterà di parlare di buste paga e di chi impone la concorrenza al ribasso tra lavoratori. L’utilizzo padronale del tema dell’immigrazione, indipendentemente da livelli di contingenti o altre finte misure, è sempre stato così: che tu sia migrante o residente l’importante è non regolamentare i contratti con livelli salariali decenti. Lo si è visto nel dibattito.

leggi di più

La Destra aumenterà anche i prezzi dei funerali ?

 

Dopo la decisione della maggioranza del Parlamento di aumentare la franchigia minima di cassa malati, riproponiamo l’articolo di Gianfranco Domenighetti, intitolato “Cattive notizie dalla sanità”, pubblicato dal Caffè il 25 settembre scorso quando la proposta era appena stata accettata dal Consiglio degli Stati.

Sottolineature nostre.

 

In attesa dei premi 2017 delle Casse malati ecco, quale antipasto, una prima cattiva notizia. Il Consiglio degli Stati ha accettato una mozione che vuol aumentare la franchigia obbligatoria di base, ora di 300 franchi, e adattarla alla crescita dei costi della Lamal. Questo significa che in futuro i cittadini potranno essere chiamati a pagare obbligatoriamente di tasca propria i primi 400, 500 o più franchi di spesa prima che la loro cassa malati inizi a coprire i costi medico-sanitari. Non sorprende che il promotore della mozione, sottoscritta da altri 29 senatori tra cui i due ticinesi, sia membro remunerato, come altri senatori firmatari, del "Gruppo di riflessione" della più importante cassa malati svizzera, il Gruppo Mutuel.

 

leggi di più

Un padronato killer dei salari

Il presidente della Società Svizzera degli Impresari Costruttori (SSIC) in un’intervista rilasciata alla "NZZ am Sonntag" ha gettato la maschera. Gian-Luca Lardi auspica infatti una maggiore “flessibilità” nella politica salariale, in particolare per i lavoratori più anziani che in generale non avrebbero più la resa di un trentenne. Lardi sostiene che i disoccupati accetterebbero volentieri, pur di lavorare, salari più bassi rispetto a quelli previsti dal contratto nazionale. Il presidente della SSIC afferma che il fatto di non poter pagare meno i lavoratori più anziani rappresenta un “sistema killer di impieghi”. Che dire? È la solita logica padronale irresponsabile e lesiva della dignità dei lavoratori. Ma lo è anche da un profilo politico. Dal punto di vista politico sono affermazioni irresponsabili in quanto l’iniziativa udc “contro l’immigrazione di massa” è stata accettata proprio per i timori che le persone hanno di una situazione insostenibile creatasi nel mercato del lavoro.

leggi di più

Oltre la violenza, la guerra e la repressione: l'unica via è la democrazia

A sostegno del popolo curdo, popolo siriaco e di tutti i popoli della regione,

per la libertà dei deputati HDP arrestati, per la libertà di Abdullah Öcalan.

La repressione del governo e del presidente turco Erdogan ha raggiunto un nuovo picco: i Co-presidenti del Partito filo curdo, Selahattin Demirtas e Figen Yüksekdag e altri 10 deputati del Partito Democratico dei Popoli (HDP) sono stati arrestati in Turchia. Da quando l'HDP ha ottenuto una storica vittoria alle elezioni del 7 giugno 2015, è diventato il principale obbiettivo delle politiche autoritarie dell'AKP. Nonostante la repressione, l’HDP è riuscito ad entrare di nuovo in parlamento superando l'antidemocratica soglia del 10%, ottenendo 59 seggi, che hanno rappresentato il principale ostacolo all'introduzione di un sistema ultra-presidenziale in Turchia.

leggi di più

Chiesa e Borelli: volano gli stracci

di Corrado Mordasini, tratto da gas.social

Marco Chiesa: “Il Governo come una comparsa”. “I sindacati come gattini impauriti quando ci sono dei mandati costituzionali da concretizzare”. “Rocco Cattaneo come un bambino”. E via così sulla falsariga. In un’intervista al Corriere, il consigliere nazionale ha sputato veleno su tutti gli attori rei, secondo lui, di rallentare il processo che porterà “Prima i nostri” a risolvere i problemi dell’universo. Ma Chiesa pesta duro soprattutto sui sindacati: “Capisco l’assenza dei sindacati. Per loro il ticinese non deve godere di una preferenza sul mercato del lavoro rispetto al frontaliere. In gioco per loro ci sono le quote pagate da quest’ultimi. E si sa: padron comanda, caval trotta”.

leggi di più

La Sinistra possibile - Incontro con il sindacalista italiano, segretario della Fiom, Maurizio Landini

Il Forum Alternativo organizza una conferenza con un ospite di prestigio, Maurizio Landini, segretario generale della Federazione Impiegati Operai Metallurgici, meglio conosciuta come sindacato FIOM, il più antico sindacato industriale italiano nonché il maggioritario all’interno delle fabbriche del paese.

Lo scorso anno, Maurizio Landini è stato promotore insieme a diverse personalità e movimenti del progetto Coalizione Sociale. Lo scopo era «unire quel che il governo ha diviso superando le divisioni, il frazionamento, le solitudini collettive e individuali e coalizzarsi insieme». Molti osservatori ritenevano fosse l'anticamera di una sua discesa in politica. Lui lo ha sempre negato e continua a farlo, non solo a parole ma nei fatti.

Detto questo, il bisogno di una forza sociale in grado di riportare al centro dell’agenda politica i bisogni dei cittadini, il lavoro, continua a sentirsi in modo sempre più drammatico. In Italia ad esempio si parla da mesi del Referendum costituzionale, quasi una sua adesione o bocciatura cambiasse la vita degli italiani in modo concreto, mentre i problemi reali dei cittadini, dei lavoratori rimangono oscurati.

L’eterna domanda a sinistra “Che fare?” rimane di strettissima attualità.

Di questo e molto altro si discuterà Lunedì 14 novembre 2016, alle 20.30, presso la Sala Aragonite di Manno


Riforma costituzionale: a rischio la rappresentanza democratica*

di Luciana Castellina

 

Non so se in Europa ci si è resi davvero conto dell'importanza della partita che con il previsto referendum del prossimo autunno si sta giocando in Italia. Dovrebbe, con il Sì, ratificare la riforma della Costituzione proposta dal governo Renzi e già approvata dal parlamento, o bocciarla con il No. Una scadenza importante per capire dove andrà l'Italia, ma anche quale è destinato a essere il futuro della democrazia nel nostro virtuoso continente.

Troppo difficile spiegare nei dettagli la riforma proposta, cui è collegata una riforma del sistema elettorale, questa sì, invece, chiarissima: un premio di maggioranza spropositato al partito (neppure alla coalizione) che arrivi primo, anche se questo traguardo è costituito da una percentuale inferiore al 30% dei voti. Detto in poche parole il senso di quanto viene proposto stravolge l'intenzione della nostra Legge Fondamentale, mossa nel dopoguerra dalla preoccupazione di evitare quanto era accaduto, in Italia così come in Germania, dove fascisti e nazisti arrivarono al governo non con un colpo di stato ma grazie a regolarissime elezioni.

 

leggi di più

3 Referendum!

La manovra finanziaria di rientro fa male a chi già sta male di suo. Sarebbe dovuta essere di 185 milioni. Di fatto, con i cambiamenti voluti dal triciclo PLR-PPD-Lega, è arrivata a 205 milioni. Dentro i quali c’è di tutto, comprese alcune misure dolorose per le famiglie e i ceti basso e medio. Il risultato sarà un peggioramento della solidarietà sociale e della qualità dei servizi. Perciò sono stati lanciati tre referendum in particolare contro tre misure fra le più gravi: la riduzione del numero dei giudici dei provvedimenti coercitivi, la modifica alla Legge sull’assistenza e la cura a domicilio e l’abbassamento delle soglie Laps. Chiunque abbia a cuore uno Stato sociale che si preoccupa delle persone più fragili e rifiuta il privilegio di pochi dovrebbe firmare. Perché i soldi ci sono: nelle tasche dei ricchi. Ed è lì che bisogna andarli a cercare.

Scaricate qui di seguito i tre formulari per le firme.

Download
Formulario GIUSTIZIA.pdf
Documento Adobe Acrobat 56.9 KB
leggi di più

Sarebbe ora di capire chi sono i terroristi

 

Il terrorismo è stato il grande mantra dell’estate, tema che ci è stato propinato in tutte le salse: da quelle più banali e tragicomiche (burqini) a quelle nettamente più insidiose. Da noi il terrorismo serve avantutto per far crescere il sentimento anti-migranti, contro i quali oramai tutto fa brodo. Ci si potrebbe domandare se tra poco non saranno responsabili anche del maltempo, tanto da sostituire i responsabili politici nel tradizionale “piove, governo ladro!”. Di questi tempi poi lo spauracchio terrorista è utilissimo per far accettare al popolo svizzero la nuova legge sui servizi segreti, che rischia di farci rientrare dalla finestra gli 007 ficcanaso che una trentina di anni fa erano stati scacciati a furor di popolo dalla porta, a seguito dello scandalo del milione di cittadini svizzeri schedati e pedinati. Ma ancora peggiore è la situazione nei paesi confinanti, dove le prossime scadenze elettorali invitano alla peggior demagogia, a cominciare dal nanetto velenoso Sarkozy, che con il suo spostamento verso l’estrema destra permette alla oramai mezza dozzina di candidati di quello che resta del partito socialista di proclamarsi “progressisti”.

Ma al di là di queste miserie, è ora di chiedersi seriamente chi sono i terroristi. Qui val la pena di ricordarci che una quarantina di anni fa le masse musulmane scendevano in piazza per domandare una qualche forma di socialismo: per arrivarci era però necessario confiscare tutto quel potere economico, a partire dal petrolio, di cui si erano appropriati i capitalisti occidentali. I vari leader laici riformisti furono quindi spazzati via da una serie di colpi di stato gestiti dalla Cia, e quando ciò non bastava si è poi passati ad interventi militari diretti: dalle due guerre in Iraq all’Afghanistan, dalla Siria alla Libia. I disastri immensi provocati da questi interventi e la mancanza di ogni ragionevole prospettiva ha gettato quelle masse nelle mani dei fondamentalisti, che tra l’altro inizialmente erano stati armati e finanziati dagli Stati Uniti in funzione antisovietica.

Di tutto ciò qui da noi però non si parla e si preferisce inventarsi teorie razziste sulla violenza che sarebbe insita nella religione musulmana, da cui l’Occidente cristiano avrebbe il diritto di difendersi. E sì che se si volesse prendere la briga di ricordare qualche dato storico, si vedrebbe facilmente che negli ultimi 1000 anni il cristianesimo ne ha fatte ben di peggio, dai massacri delle crociate alle dozzine di milioni di persone trucidate in America Latina ed in Africa con la scusa di evangelizzare i pagani, su su fino alle camere a gas e alle innumerevoli guerre di religione. E non dimentichiamo che se i 500 bambini uccisi dall’ultima invasione israeliana a Gaza o le migliaia di donne e ragazzi vittime collaterali degli attacchi con droni da noi vengono appena citati, ad est del Canale di Suez e a sud del Mediterraneo fanno esattamente la stessa impressione che a noi fanno i morti del Bataclan. E quindi se vogliamo evitare che Papa Francesco possa aver ragione quando dice che la Terza Guerra mondiale è cominciata, cerchiamo di capire da dove provengono i problemi e, se possiamo, di dare il nostro contributo a risolverli. E soprattutto evitiamo di peggiorarli.

leggi di più

Socialismo o Barbarie?

Pochi mesi prima di venir assassinata da un governo a conduzione social-democratica di destra, Rosa Luxemburg ebbe un’affermazione profetica, dicendo che a breve scadenza ci sarebbe stato «il socialismo o le barbarie». Infatti pochi anni dopo la sconfitta della rivoluzione socialista in Germania ci fu il trionfo del nazifascismo, che oltre ai campi di sterminio avrebbe provocato i 70 milioni di morti della seconda guerra mondiale. Nazifascismo che, non dimentichiamolo mai, rappresenta la versione violenta di quel capitalismo «moderato» che aveva già provocato i 20 milioni di morti del primo conflitto mondiale.

La rinascita dell’umanità iniziò con l’eroica resistenza dell’Unione Sovietica, che pagò con oltre 27 milioni di morti, e la vittoria di Stalingrado che aprì la porta alla sconfitta finale della bestia fascista, da cui ebbero inizio i «30 anni gloriosi» caratterizzati soprattutto dallo sviluppo straordinario dello stato sociale, accettato dal grande capitale, anche per evitare che «arrivasse baffone», cioè Stalin. Poi con Thatcher e Reagan e la loro contro-rivoluzione neoliberale iniziò un nuovo periodo di regressione dell’umanità, sfociato in un’esplosione delle disuguaglianze sociali, ciò che nei paesi sviluppati sta provocando diffuse sofferenze in gran parte della popolazione, salvo a quel 5% rappresentato dai grandi managers e dai super ricchi. Dall’incapacità della Sinistra di governo (vedi Editoriale del nostro ultimo numero) di offrire un’alternativa a questa evoluzione è nato quello spostamento di buona parte degli strati popolari verso posizioni xenofobe e di estrema destra, un’evoluzione che grava come una spada di Damocle su tutta l’Europa. A questo proposito vale forse la pena ricordare che l’unico movimento di sinistra che seppe sconfiggere politicamente la crescita nazifascista fu il Fronte Popolare in Francia: forse potremmo trarne ancora oggi qualche lezione sulla strategia da seguire.

Ma allarghiamo un attimo il discorso, a quella che Papa Francesco ha già definito come l’inizio della Terza Guerra Mondiale, cioè in questo momento la lotta contro il fondamentalismo islamico e soprattutto al Califfato. Lasciamo da parte gli stereotipi razzisti che vedono nell’Islam necessariamente un movimento violento. Anche perché se facessimo un paragone con il Cristianesimo, quest’ultimo ne uscirebbe con la ossa rotte: dalle Crociate ai massacri coloniali in America Latina e in Africa (gestiti come Guerra Santa!), fino al recentissimo conflitto in Irlanda del Nord. Poco utile ci sembra anche il tentativo intellettualoide di ricercare il dialogo con «l’islam moderato». Chiediamoci invece piuttosto come mai le masse mussulmane, che 40 anni fa scendevano in piazza per domandare la nazionalizzazione del petrolio e una qualche forma di socialismo, ora sono vittime del radicalismo reazionario. Saper rispondere a questa domanda vuol dire capire in gran parte cosa sta succedendo. E proviamoci allora. L’Occidente, con una serie di colpi di stato prima e di guerre di conquista poi (dall’Iraq alla Libia) ha annientato le speranze di miglioramento sociale delle masse arabe, alle quali, per dirla un po’ semplicemente, non resta ormai più che sperare nelle Vergini in paradiso! L’Occidente poi, oltre a essere responsabile della tragedia palestinese, ha armato dapprima in funzione antisovietica addirittura Bin Laden, dando così origine al movimento della Jihad, che sta ora travolgendo, dopo il disastro sociale post-sovietico, anche le repubbliche centro asiatiche, dove l’Islam era sempre stato estremamente moderato. Sarebbe forse ora che anche la nostra RSI, invece di limitarsi a commenti idioti sul non problema del burkini, dedichi alcune trasmissioni a chiarire i retroscena di questa situazione. Ma naturalmente è molto più facile dichiarare gli altri in blocco come terroristi, dimenticando che negli ultimi anni nei paesi islamici più di 10'000 donne e bambini sono stati uccisi «per sbaglio» come danni collaterali dai droni americani. E allora si potrebbe non solo chiedersi chi ha generato il terrorismo, ma addirittura chi debba essere oggi classificato con questo termine. E anche a questo proposito, la barbarie è oramai vicina.

leggi di più

Storia, ruolo e potere
 delle agenzie interinali

Intervista a Christian Marazzi

di Claudio Carrer

 

«Nel Diciannovesimo secolo si trattava di abolire la schiavitù. Nel Ventunesimo secolo si tratta di abolire la schiavitù moderna. Aboliamo il lavoro precario organizzato e sfruttato delle agenzie interinali. Aboliamo l’affitto degli esseri umani per il bene della classe operaia». È la rivendicazione che ha accompagnato l’azione di protesta, promossa e coordinata dal ForumAlternativo, dello scorso 21 marzo presso la sede di Bellinzona di Adecco, l’azienda leader mondiale del personale in prestito (o meglio «del mercato dell’affitto degli esseri umani») con un giro d’affari di 25 miliardi di franchi. Il fenomeno delle agenzie interinali «è un vero cancro dell’umanità che si diffonde nel corpo sociale in tempi rapidi», hanno denunciato i partecipanti alla contestazione, ricordando per esempio, come nel solo cantone Ticino negli ultimi 10 anni i lavoratori interinali siano addirittura raddoppiati, passando dai 5’800 del 2005 agli 11’500 dello scorso anno. 

Perché si è arrivati a questa situazione? Chi sono le persone più colpite? In che modi i padroni approfittano di questo strumento? Come andrebbe affrontato il problema della precarietà del lavoro? Proviamo a dare delle risposte con questa intervista all’economista Christian Marazzi, professore e responsabile della ricerca sociale presso la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, nonché autore di numerosi saggi sulle grandi trasformazioni del mondo del lavoro intervenuti a partire dai primi anni Ottanta.

leggi di più

“Prima i nostri” (ma con salari da fame)

di Enrico Borelli

 

L’iniziativa “Prima i nostri”, così denominata per ragioni di marketing politico, è molto subdola in quanto divide i lavoratori e alimenta la loro messa in concorrenza. Se accettata, contribuirà alla diminuzione generale dei salari in questo Cantone. Da diversi anni, un parte del padronato spinge sempre di più sulla messa in concorrenza delle persone, approfittando del fatto che i lavoratori hanno degli statuti diversi. Al contrario, è necessario difendere gli interessi dell’insieme delle lavoratrici e dei lavoratori: svizzeri, residenti e frontalieri. L’iniziativa finge di difendere gli uni a scapito degli altri, ma saranno invece tutti a pagarne le conseguenze.

Con statuti diversi su base geografica, ma senza dei salari minimi dignitosi, è evidente che un padronato privo di scrupoli preferirà assumere e retribuire coloro che sono più ricattabili. Così facendo si partecipa alla pressione verso il basso dei salari e alla sostituzione della manodopera. Possiamo tutelare i lavoratori solo se garantiamo ad ognuno delle condizioni minime decenti, questo per rendere difficile la minaccia della concorrenza al ribasso.

Poniamo che in un settore possano operare solo cittadini svizzeri da quindici generazioni. Se in questo settore non rafforziamo i contratti collettivi, non li riempiamo di contenuti validi e non abbiamo minimi salariali decenti, possiamo pure assumere solo svizzeri ma guadagneranno salari da fame. Prendiamo il caso del contratto della vendita sottoscritto con il benestare di Vitta: nel 2020 venditrici e venditori saranno retribuiti 3200 franchi lordi a tempo pieno. Difficilmente si vive in Ticino con queste cifre. Ecco il problema. Non a caso i promotori dell’iniziativa sono contro la contrattazione collettiva, sono contro i salari minimi legali, sono contro il rafforzamento della legislazione sul lavoro. Ma solo questo è l’antidoto all’erosione dei salari. In Ticino i salari diminuiscono e aumenta il divario con le retribuzioni del resto della Svizzera. Perché? Perché la legislazione sul lavoro è debole, non esistono dei minimi salariali degni e pochi contratti collettivi riescono a difendere gli interessi dei lavoratori. Da vent’anni, gli ambienti vicini ai fautori dell’iniziativa “Prima i nostri” approfittano di questa situazione e delle paghe da 2000 franchi.

Sbagliando volutamente il bersaglio, l’iniziativa e il suo controprogetto rafforzano l’idea che i responsabili della degenerazione del mondo del lavoro siano i migranti o i frontalieri, quando in realtà i migranti e i frontalieri subiscono questa situazione come la subiscono i residenti, perché c’è un padronato che applica delle politiche aggressive e si oppone al miglioramento della legislazione sul lavoro. Nel rapporto di maggioranza si legge che gli obiettivi dell’iniziativa sono condivisibili e dunque il controprogetto è compatibile con i valori che vengono espressi nell’iniziativa. Rappresentano un cedimento nei confronti delle Destre perché alimentano la divisione nascondendo le responsabilità del padronato e della politica.

Nel clima politico attuale, fatto di xenofobia crescente coltivata in modo chiaro da alcuni partiti, dobbiamo remare controcorrente per il rafforzamento dei diritti di tutti. Non bisogna rincorrere le Destre sul terreno culturale perché loro continuano a imporre le stesse politiche. Bisogna promuovere dei principi diversi: la giustizia sociale, la solidarietà. La Sinistra non deve cedere su questi principi. Dobbiamo dare delle risposte alle paure delle persone, queste risposte non sono la costruzione di muri o la divisione dei lavoratori, ma il miglioramento della legislazione sul lavoro e dei contratti collettivi con dei contenuti che impediscano la concorrenza sulla pelle delle persone.

Senza dei paletti chiari la messa in concorrenza si sviluppa e le Destre vincono perché giocano sulle legittime paure, alimentandole e sabotando qualsiasi tentativo di rafforzare i diritti di chi lavora. La situazione attuale è funzionale agli interessi delle Destre: mantenere una situazione del mercato del lavoro disperata, opporsi al miglioramento delle norme e fare così il gioco di un padronato sempre più spietato.

Al contrario, l’iniziativa “Basta al dumping salariale” offre delle risposte che si muovono nella giusta direzione: rafforzamento dell’ispettorato del lavoro e verifica puntuale di ogni posizione contrattuale. Il controprogetto a quest’iniziativa è preferibile alla situazione attuale ma l’iniziativa è maggiormente efficace. Invece di dividere i lavoratori, rafforziamo dunque la legislazione sul lavoro e i controlli. Inoltre, di fronte a un degrado che si amplifica giorno dopo giorno, è determinante essere presenti come Sindacati sui luoghi di lavoro. Solo così emergono i reati, anche di natura penale, a cui sono sottoposte le persone. Le verifiche promosse unicamente dalle istituzioni da sole non bastano perché spesso i controllori si trovano a esaminare buste paga falsificate. Solo costruendo un legame di fiducia sui luoghi di lavoro si smascherano questi abusi.

leggi di più

Ospedali: una decisione (quasi) storica

Beltraminelli, Sanvido e Pellanda: dimissioni immediate

di Graziano Pestoni

 

Bisogna tornare al 2002 per trovare una situazione analoga a quella odierna. Allora si è votato a livello nazionale sulla liberalizzazione/privatizzazione del mercato dell'energia elettrica. I fautori, i gruppi finanziari, avevano investito 20 milioni di franchi nella campagna. Una cifra immensa. Ma i cittadini si opposero.

Anche questa volta la campagna di chi voleva privatizzare gli ospedali è stata potente, con in prima fila il consigliere di stato Paolo Beltraminelli, il presidente dell'EOC Paolo Sanvido, nonché il direttore stesso dell'EOC Giorgio Pellanda. A favore di questa infausta proposta si sono schierate quasi tutte le forze politiche, l'OCST che mai si è distinta nella difesa del servizio pubblico e, incomprensibilmente, l'associazione dei consumatori, l'ACSI. Ma non è bastato. E non sono bastate le pressioni su medici, infermieri e perfino sui pazienti. Il 54.6% di cittadini ha detto NO. Si tratta di una grande vittoria per il servizio pubblico e per la sanità del nostro cantone.

 

leggi di più

Fuori dal precariato!

Centotrenta è il numero delle agenzie in Ticino che organizzano lo sfruttamento degli esseri umani con il lavoro temporaneo. Solo quattro anni fa nel cantone erano una trentina in meno. Agenzie che non portano nulla di positivo all’umanità. Nessun progresso sociale, anzi.

Neocaporali del 21esimo secolo, che si appropriano di una percentuale del salario, un pizzo per aver procurato un lavoro malpagato e soprattutto precario. Così possono tenerti al guinzaglio, perché se non ti va bene e osi dirlo, sei cosciente che non ti chiameranno più. L’unica funzionalità che hanno queste agenzie, è di fare un favore al mondo economico, al padronato, al capitale perché crescano col tuo lavoro. Le agenzie interinali forniscono molti servizi della classe padronale. Forniscono manodopera docile in modo rapido, facile da sbarazzarsene quando conviene, e contribuiscono nello spezzare l’unità dei salariati, creando forme di rapporti di lavoro con diritti diversi.

Un vero cancro dell’umanità che si diffonde nel corpo sociale in tempi rapidi. Nel solo Ticino, nell’arco di una decina d’anni il numero degli interinali è raddoppiato, passando dai 5'800 del 2005 ai 11'500 dello scorso anno.

Numeri in espansione e date che dimostrano il ruolo delle agenzie interinali quale punta di lancia di sfondamento del padronato nella accelerazione della deregolamentazione del mondo del lavoro cantonale con l’accordo della libera circolazione. Hanno infettato il mondo in tutti rami. Le trovi nell’edilizia, nell’artigianato, nella vendita, nelle fabbriche, negli uffici. Il 27 per cento della loro attività riguarda il servizio pubblico.

Adecco è l’azienda leader del mercato dell’affitto degli esseri umani. La numero uno nel pianificarlo su scala mondiale. Ve ne sono certamente di peggio, ma è un paragone che non ha senso. Era come preferire un padrone che si comportava meglio coi suoi schiavi di un altro più cinico.

Adecco ha un giro d’affari planetario di 22 miliardi di euro, ha un risultato operativo cresciuto del 10 per cento raggiungendo 1 miliardo di euro nel 2015. Quest’anno agli azionisti sarà aumentato il dividendo del 14% per un totale di 2,40 franchi per ogni azione. Il signor Philippe Foriel-Destezet, secondo azionista d’importanza di Adecco col suo misero 4,7% di azioni, coi soli dividendi di quest’anno intascherà poco meno di 20 milioni di franchi. Questo signore, uno dei maggiori responsabili della precarizzazione dell’esistenza umana su scala globale, andrà così a rimpinguare il suo patrimonio stimato da Forbes di in 2,6 miliardi di dollari.

Le agenzie interinali non portano nessun valore aggiunto. Al contrario, il valore aggiunto lo rubano ai lavoratori e alle lavoratrici. Per questo chiediamo, esigiamo la loro abolizione.

Nel 19esimo secolo si trattava di abolire la schiavitù.

Nel 21esimo secolo si tratta di abolire la schiavitù moderna.

Aboliamo il lavoro precario organizzato e sfruttato dalle agenzie interinali.

Aboliamo l’affitto degli esseri umani per di tutte le lavoratrici e lavoratori.

Suicidio assistito, un diritto fondamentale!

di Franco Cavalli

 

La Commissione sanitaria del Gran consiglio ha recentemente bocciato l’iniziativa parlamentare dei Verdi, che proponeva di permettere il suicidio assistito negli ospedali e nelle altre istituzioni sanitarie, come è oramai già il caso in diversi cantoni. Questo rifiuto secondo me offende, come vedremo in seguito, un elementare diritto di giustizia, ma ciò non sorprende più di tanto tenuto conto dell’oscurantismo che attualmente prevale in Ticino e di cui il risultato del voto di domenica scorsa sull’iniziativa disumana dell’Udc è stata un’ulteriore prova, dato che abbiamo fatto addirittura ben peggio di quei cantoni che vengono appunto definiti della Svizzera primitiva.

Ma cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sul suicidio assistito. Secondo il codice penale, l’aiuto al suicidio non è punibile, se non nei casi in cui viene fornito per scopi di lucro. Contrariamente poi a quanto generalmente si crede, l’aiuto al suicidio non è punibile non solo nel caso di pazienti terminali, ma anche se viene fornito a persone sane, purché naturalmente in pieno possesso delle loro facoltà mentali.

Ogni tentativo di inasprire questa legislazione è sempre stato sonoramente bocciato in ripetute consultazioni popolari. Questa disposizione di legge, che risale a prima ancora della seconda guerra mondiale, riconosce quindi esplicitamente l'importanza del diritto al suicidio e questo per ogni persona. Nonostante ciò, in Ticino, per ragioni politiche ed ideologiche, l’assistenza al suicidio non viene permessa negli ospedali e nelle altre istituzioni sanitarie, situazione a cui l’iniziativa dei Verdi vuole ora ovviare. In pratica, quindi, da noi attualmente l’assistenza al suicidio può avvenire solo a domicilio. È da qui che nasce quell’ingiustizia che la Commissione sanitaria del Gran Consiglio vorrebbe perpetuare. Come la mettiamo, difatti, con tutti quei pazienti talmente ammalati da non poter tornare a domicilio o con tutte quelle persone anziane, che del domicilio non hanno più neanche l’ombra? A questo punto forse sarà meglio spiegare al lettore in cosa consiste questo aiuto al suicidio. In pratica il medico deve scrivere una ricetta, seguendo la quale il farmacista prepara un miscuglio di farmaci, che vengono sciolti nell’acqua. La persona che vuole suicidarsi deve quindi bere, senza nessun aiuto esterno (altrimenti saremmo nel campo dell’eutanasia attiva) questo liquido, che nel giro di un paio di minuti lo farà dolcemente e profondamente addormentare, dopodiché alcuni minuti più tardi ci sarà l’arresto cardiaco.

Per tutte queste persone, che non possono recarsi al loro domicilio per bere questa pozione letale, il rifiuto dei gran consiglieri può quindi solo significare che si nega loro un diritto fondamentale, cioè quello al suicidio, a meno, ma non voglio sperare che si arrivi a tanto, che si preferisca piuttosto, se proprio vogliono suicidarsi, che debbano buttarsi dalla finestra o dalle scale. C’è da sperare che in parlamento si riesca a ribaltare la situazione, evitando così che si debba ricorrere magari al lancio di un’iniziativa popolare, che avrebbe comunque ottime probabilità di successo.

leggi di più

Per i lavoratori e per i piccoli commercianti: NO alla legge sui negozi

Con il voto del 28 febbraio vogliamo esprimere solidarietà al personale del settore della vendita ma anche verso i piccoli commercianti che sono il vero tessuto economico cantonale. La legge in votazione è inutile e dannosa sia per il personale sia per i piccoli commercianti.

Votiamo NO perché la nuova legge peggiora le condizioni di lavoro. Non facciamoci ingannare dalla propaganda: le aperture prolungate dei negozi non sono una necessità della popolazione che ha ripetutatene rifiutato leggi simili. Il turismo degli acquisti e la concorrenza della spesa oltre confine si combattono diminuendo i prezzi e non spremendo sempre di più il personale di vendita. Chi fa la spesa guarda al borsellino non agli orari serali. I promotori politici di questa legge sono gli stessi che rifiutano di aumentare i salari in questo cantone.

Votiamo NO perché la nuova legge non crea nessun posto di lavoro supplementare. Già nel caso delle aperture serali del giovedì nessun nuovo posto di lavoro è stato creato. Le lavoratrici e i lavoratori dovranno subire orari spezzettati e diluiti, rientrando a casa sempre più tardi, sacrificando la loro vita familiare. Altro che mezzoretta!

Votiamo NO perché numerosi giorni festivi, quando le mamme e i papà possono stare con la famiglia, diventeranno invece lavorativi: da due a tre domeniche oltre ai giorni di San Giuseppe (19 marzo), il Lunedì di Pentecoste, Corpus Domini e Ss. Piero e Paolo (29 giugno).

Votiamo NO perché la nuova legge è fatta unicamente per gli interessi dei soliti grandi centri commerciali e comporterà la sparizione di molti negozietti di paese che non potranno reggere la concorrenza. Più di 300 piccoli commercianti hanno firmato un appello per votare NO. Stiamo dalla loro parte.

leggi di più

Dalla RSI agli ospedali: mobilitiamoci per i beni comuni, i diritti e la dignità!

L’Unione sindacale svizzera - Ticino e Moesa ha convocato negli scorsi giorni diverse forze sindacali e associative per promuovere una mobilitazione cantonale in difesa del lavoro e dei beni comuni. Abbiamo chiesto a Enrico Borelli, segretario regionale di Unia, un breve resoconto di questa prima importante riunione.

 

È stato un incontro molto partecipato, con la presenza di diverse realtà. Adesso si tratta di lavorare alla preparazione di una forte mobilitazione. Dobbiamo dare un segnale deciso alla politica perché siamo arrivati a un punto di non ritorno.

La situazione sociale di questo cantone è di assoluta emergenza. Da un lato abbiamo il servizio pubblico che è sotto attacco come non mai. Basti pensare a quanto sta succedendo alla RSI, con quei licenziamenti vergognosi o allo smantellamento degli ospedali pubblici bloccato per ora dalla riuscita del referendum. Ma pensiamo anche alla situazione delicata che investe le Officine di Bellinzona e i numerosi problemi all’interno della scuola. La prospettata manovra di risparmi per 180 milioni prevede tagli inaccettabili in settori importanti per la popolazione. Siamo in una fase di pesante attacco al servizio pubblico, ai beni comuni. La politica continua a riprodurre le ricette che ci hanno portato in questa situazione drammatica. Dall’altro lato, nel settore privato, abbiamo una situazione completamente sfuggita di mano: un mercato del lavoro contraddistinto da distorsioni sempre più gravi, con abusi e dumping dilaganti. A tal punto che possiamo affermare che la dignità e i diritti dei lavoratori sono attaccati quotidianamente da un padronato sempre più aggressivo.

Bisogna lanciare un segnale molto forte al potere politico di questo cantone e al padronato. Ci vuole un cambio radicale di politica. Le persone si trovano oggi in una situazione che non è più sostenibile. Per questo all’interno dell’USS abbiamo ritenuto che fosse opportuno coinvolgere l’insieme delle organizzazioni sindacali e delle forze sociali per riflettere sulla costruzione di una giornata di mobilitazione cantonale a difesa dei beni comuni, dei diritti e della dignità. Non può essere un’operazione costruita a tavolino, ci deve essere una dinamica dal basso coinvolgendo un numero ampio di realtà sindacali e sociali. È urgente mandare un messaggio chiaro perché ci vuole un deciso cambio di paradigma in Ticino.

Questa giornata deve essere un punto di partenza per lanciare altre iniziative. Il servizio pubblico, la RSI, la scuola, la sanità, le officine: sono temi centrali che evidenziano come l’attacco ai beni comuni riguarda tutti i rami professionali. Questo attacco rappresenta una minaccia alla coesione sociale. Il lavoro è sempre più scollegato dai diritti, quando sappiamo che la nostra società fonda la propria esistenza fondamentalmente attorno al lavoro salariato. Se il lavoro è scollegato dai diritti viene meno anche il contratto sociale che ha retto negli scorsi decenni. Siamo dunque in una situazione di emergenza anche a livello di coesione sociale. Per questo vogliamo lanciare una vasta mobilitazione a difesa dei beni comuni denunciando quello che succede nel settore pubblico e nel settore privato e rilanciando anche lotte come ad esempio la difesa dell’alloggio e degli inquilini. C’è un attacco trasversale e per questo dobbiamo elevare il livello della nostra azione. Dobbiamo unire i lavoratori, creare dei legami tra i lavoratori dei diversi settori. La situazione è talmente grave che ci vuole una mobilitazione di società. Una mobilitazione che unisca.

leggi di più