Mettere un limite al degrado del lavoro!

Introdurre un salario minimo è urgente

perché ridurrebbe la messa in concorrenza dei lavoratori.

Per fermare questa spirale che produce povertà è tempo di agire.

Le conseguenze dell’attuale guerra fra poveri le conosciamo tutti: sfruttamento dei residenti e sfruttamento dei frontalieri tramite la pressione verso il basso dei salari e sostituzione del personale residente con quello frontaliero per speculare sulle retribuzioni. In Ticino la situazione è grave.

 

La recente sentenza del Tribunale federale (TF) in merito al salario minimo permette di fare finalmente chiarezza a proposito di un tema prioritario per il Ticino. Il TF ha sconfessato in modo inequivocabile i ricorsi delle associazioni padronali del Canton Neuchâtel. La sentenza afferma che introdurre un salario sociale di almeno 20 franchi all’ora non lede il principio della libertà economica. Visto che i Cantoni possono legiferare in materia salariale solo a livello di politica sociale e non di politica economica, la cifra di 20 franchi è basata sul calcolo delle prestazioni complementari AVS/AI. All’interno di questi limiti giuridici, si tratta senz’altro di un primo passo nella giusta direzione.

 

In Ticino però è possibile rivendicare un salario superiore a quello di Neuchâtel. Secondo il calcolo su cui si basa la sentenza, il TF indica che un lavoratore, rispetto a una persona che beneficia dell’AVS, deve far fronte a delle spese superiori legate all’attività professionale. È dunque legittimo fissare un minimo di almeno 21 franchi. Ottenendo così un salario mensile di circa 3600 franchi. Evidentemente questo importo permette ai lavoratori residenti unicamente di sopravvivere. Ma se pensiamo che gli ambienti della Destra economica ticinese si sono già opposti nervosamente… è tutto dire. Siamo convinti che nessun salario dovrebbe essere inferiore ai 4000 franchi ma la sentenza del TF, circoscritta alla politica sociale cantonale, consente di porre un primo limite alla corsa verso il basso dei livelli salariali.

 

In Ticino questa sentenza potrà avere delle ripercussioni importanti in particolare sull’adeguamento dei contratti normali (CNL) e dei contratti collettivi (CCL). Oggi i CNL hanno dei livelli salariali inadeguati e non permettono di contrastare il dumping ma anzi contribuiscono a livellare i salari verso il basso e veicolare l’idea che in Ticino si possano fissare salari attorno ai 3000 franchi. Inoltre, la sentenza apre al necessario adeguamento dei CCL. Questo è particolarmente importante in Ticino perché esistono CCL che comportano livelli salariali addirittura inferiori a quelli sanciti dal TF.

 

Ora il Governo ticinese non può perdere tempo. I salari sono la priorità e l’urgenza di questo Cantone. Non si può continuare a permettere alle aziende di scaricare sullo Stato e sulle assicurazioni sociali le conseguenze dei bassi salari. Con le paghe da fame praticate da certe imprese si creano lavoratori poveri che devono ricorrere agli aiuti statali. Il Cantone, di fatto, sussidia così queste aziende. Le imprese devono assumere la loro responsabilità sociale. AITI, Federcommercio e gli ambienti economici dovrebbero preoccuparsi di più di chi alimenta il far west salariale piuttosto che inventare scuse per ostacolare retribuzioni dignitose.

 

Introdurre un salario minimo è urgente perché ridurrebbe la messa in concorrenza dei lavoratori. Le conseguenze dell’attuale guerra fra poveri le conosciamo tutti: sfruttamento dei residenti e sfruttamento dei frontalieri tramite la pressione verso il basso dei salari e sostituzione del personale residente con quello frontaliero per speculare sulle retribuzioni. In Ticino la situazione è grave. Per fermare questa spirale che produce povertà è tempo di agire. La sentenza del TF suona la sveglia. Qualora il Governo ticinese, nel messaggio di applicazione dell’iniziativa “Salviamo il lavoro in Ticino”, dovesse fissare un livello salariale indegno il ForumAlternativo sosterrà il referendum annunciato dagli iniziativisti e dal Sindacato Unia.