La generica espressione cronologica “anni ’70” è comunemente utilizzata per definire l’intensa turbolenza politica attraversata in quello scorcio del ventesimo secolo in cui sono stati messi in gioco anche valori morali e condizioni materiali che andavano oltre le relazioni industriali perché investivano l’intera società e, in particolare, il mondo giovanile. Periodo di grande emancipazione da cui nacque un tentativo di risposta politica alla crisi e alla stagnazione del movimento operaio del dopo guerra e della sinistra tradizionale che lo stava rappresentando.

 

Un ciclo di formazione sugli anni ’70, con riferimento particolare all’Italia e al Ticino, non sarà un esercizio di pura memoria storica, sia pure militante. Riflettere su quegli anni è fondamentale per comprendere cosa è avvenuto in seguito fino ai nostri giorni. L’intento del FA è quello di situare questa riflessione dentro gli obiettivi dell’azione politica, fermo restando che devono sempre essere “le problematiche del presente a interrogare il passato”. Il modo più proficuo per cogliere il significato di quel periodo storico è infatti quello di mettersi nei panni di un giovane di oggi alle prese con il problema del lavoro, è quello di adottare come lente di osservazione la condizione del lavoro oggi, in particolare del lavoro intellettuale.

 

Per non indurre a pensare che gli anni ’70 siano stati un blocco monolitico a sé stante, l’unico a cui il concetto di “nuova sinistra” potrebbe far riferimento, si cercherà di risalire alle radici e tener conto della diversità e della originalità delle linee politiche percorse nella seconda metà del Novecento. L’attenzione iniziale, sul fronte degli avvenimenti, verrà dedicata al ’68. Lo sviluppo del movimento studentesco e giovanile, apparso sin dagli anni ‘60 negli USA, rappresentò infatti anche da noi un fertile terreno di ristrutturazione e di ridefinizione organizzativa dell’area radicale. La parte più rilevante del ciclo sarà occupata all’operaismo e alle sue varie versioni. Questo straordinario laboratorio teorico e militante ha contribuito a rinnovare il lessico e le categorie dell’analisi politica tracciando un’altra strada rispetto a quella del marxismo classico e della Terza Internazionale. Possiamo parlare di una vera e propria “tradizione del pensiero critico” che, con un preciso metodo di analisi, non si è limitata a descrivere la realtà del proprio tempo ma è stata capace di anticipare delle trasformazioni importanti che avrebbero interessato fino ai giorni nostri il processo produttivo capitalistico.

 

Questo ciclo di approfondimento si svolge in quattro serate di presentazione e dibattito. In preparazione a queste serate, i partecipanti riceveranno un dossier introduttivo con un testo di presentazione sul tema “La nuova sinistra degli anni ’70 e l’operaismo”, una tabella cronologica, delle schede di libri e film consigliati e un riassunto delle principali associazioni ticinesi e italiane del periodo presentato. Le date e i luoghi di tutti gli appuntamenti saranno annunciati prossimamente su questa pagina.

 

 

  • Le origini americane del ’68, con Ruggero D’Alessandro

27 ottobre 2021

“Nessun periodo storico può essere compreso se viene isolato da quelli che lo precedono.” Ruggero D’Alessandro, docente e studioso di scienze sociali, autore di un saggio sulla gioventù americana tra il 1956 e 1967, si soffermerà sulle radici del ’68 europeo. Prima che gli studenti della Sorbona dessero vita nel Quartiere Latino di Parigi al “maggio francese” e avvio alle contestazioni giovanili in quasi tutti i paesi d’Europa, negli Stati Uniti, soprattutto in California, il muro di conformismo generato dal “miracolo economico” era già stato profondamente scalfito da una gioventù ribelle e pacifista che, in gran parte, proveniva dal rifiuto di essere arruolata nella guerra del Vietnam: “make love, not war”. È il mondo della beat generation e degli hippie. La ribellione giovanile americana ha generato una rapidissima trasformazione dei costumi che in un decennio si è travasata dal nuovo al vecchio continente.

 

  • Il maggio parigino e il ’68 europeo, con Giairo Daghini

TBA (gennaio 2022)

Nel maggio del ’68, Giairo Daghini, filosofo e in seguito docente all’Università di Ginevra, fu tra i primi militanti italiani a recarsi a Parigi per capire direttamente ai piedi delle barricate studentesche sul Boulevard S. Michel che cosa stesse accadendo. “La grandezza del maggio francese stava in quello che vedemmo nei giorni successivi, quando la maggioranza s’era fermata, gli operai cominciavano a invadere il centro e quella macchina infernale che si chiama metropoli cominciava a funzionare con altre regole, con altri ritmi. Perché continuava a vivere in un’atmosfera liberatoria, quasi di euforia, in cui tutti sembravano divenire qualcun’altro, qualcuno che fino ad allora era rimasto compresso e che ora prendeva respiro.” Partendo da quell’esperienza, Daghini parlerà della grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale che nel ’68 coinvolse anche la Svizzera.

 

  • L’esperienza operaista a confronto con la New Left, con Ferruccio Gambino

TBA (marzo 2022)

Uno sguardo retrospettivo sulle lotte anticapitaliste degli anni ’70 porta subito ad evidenziare l’apporto originale e fondamentale dell’operaismo. La complessità di questo sistema di pensiero e di intervento politico, sviluppatosi all’interno di molte contraddizioni, dovrebbe subito portarci a pensare a una dimensione plurale e diversificata di questo sistema che, per alcuni versi, ancora oggi si ripropone. A interpretarlo e a raccontarlo abbiamo invitato Ferruccio Gambino, sociologo del lavoro e americanista, docente all’Università di Padova ed esponente illustre con Toni Negri e Sergio Bologna di Potere Operaio. Gambino affronterà, in particolare, in termini comparati, gli anni 1966-67 e il confronto tra la nuova sinistra in Italia e la New Left negli Stati Uniti, così come lo percepì nel periodo vissuto in quel periodo direttamente negli Stati Uniti.

 

  • Tavola rotonda sulla nuova sinistra ticinese

TBA (maggio 2022)

In occasione di questa tavola rotonda, discuteremo della nuova sinistra ticinese in compagnia di quattro invitati: due attori che vissero in prima persona l’esperienza della nuova sinistra degli anni ’70 e due ricercatori che si sono interessati alla vita politica ticinese di quegli anni. Sarà così possibile ripercorrere gli eventi ticinesi di allora e riflettere sull’attualità e l’eredità di quell’esperienza, studiandone le potenzialità e i limiti, i successi e gli insuccessi, la nascita e l’evoluzione.