Perchè sostengo il REFERENDUM!

di Sergio Rossi

Professore ordinario di macroeconomia ed economia monetaria all’Università di Friburgo.

 

La riforma fiscale e sociale che il Parlamento ticinese ha deciso di mettere in atto nel 2018, con il sostegno della maggioranza del gruppo socialista, si rivelerà un fallimento totale per quanto riguarda la pretesa volontà di rilanciare l’economia ticinese come pure di sostenere le famiglie bisognose o meritevoli di un aiuto finanziario nel Cantone Ticino.

 

Sul piano fiscale, la riforma ticinese è basata su un assioma infondato nella realtà dei fatti e già ampiamente smentito all’inizio di questo secolo, ai tempi in cui il Dipartimento delle finanze e dell’economia del Cantone Ticino era diretto da Marina Masoni. La riduzione delle aliquote di imposta sui patrimoni delle persone benestanti non indurrà un aumento notevole dei consumi di queste persone nel territorio cantonale. I maggiori redditi al netto delle imposte di queste persone, infatti, saranno parcheggiati nei mercati finanziari, dai quali non “sgocciolerà” nulla nell’economia ticinese. L’unico possibile effetto indotto da questa misura di ispirazione neoliberista sarà un ulteriore surriscaldamento dei prezzi nel mercato immobiliare, che sarà problematico per molti individui del ceto medio desiderosi di diventare proprietari del proprio alloggio. Per quanto riguarda gli sgravi fiscali concessi alle persone giuridiche, che pagheranno minori imposte sul capitale aziendale, il risultato sarà altrettanto deludente, perché la minore pressione fiscale non indurrà le imprese a fare maggiori investimenti sul piano aziendale, vista la carenza di domanda nel mercato dei prodotti a seguito delle enormi disparità nella distribuzione dei redditi e della ricchezza, che limitano i consumi delle famiglie residenti in Ticino.

 

In assenza di una maggiore spesa di consumo da parte delle persone beneficiarie di sgravi fiscali, le finanze pubbliche ticinesi saranno maggiormente deficitarie nel breve come nel lungo periodo. Saranno quindi ridotte le spese statali che non sono protette dagli interessi corporativi, andando così a gravare sulle fasce deboli della popolazione, cui si fa credere l’opposto mediante delle misure sociali che fungono solo da specchietto per le allodole.

 

Sul piano sociale, in effetti, non saranno le imprese a sopportare in ultima analisi l’onere finanziario necessario per sostenere le persone bisognose e per aumentare il numero di neonati in Ticino. Anche se apparentemente il finanziamento di queste misure incide sulla massa salariale di ciascuna impresa (riducendone l’utile netto), in realtà molte imprese riusciranno a ribaltare sulla maggioranza dei loro collaboratori l’onere finanziario delle misure sociali, imprimendo una pressione al ribasso sui salari di queste persone per fare in modo di non intaccare l’utile al netto dei prelievi fiscali. Ci sarà dunque una ridistribuzione dei redditi dai lavoratori alle persone bisognose o con dei figli a carico, senza alcun contributo reale da parte delle imprese. Le imprese che non potranno ribaltare sui propri collaboratori l’onere finanziario delle misure sul piano sociale saranno indotte a sostituire una parte di questi collaboratori con dei “macchinari intelligenti”, nel solco tracciato dalla “quarta rivoluzione industriale” che stravolgerà il mercato del lavoro ed esacerberà fino all’inverosimile i problemi di finanziamento delle politiche sociali, giacché i robot non pagano né imposte né contributi sociali. Per le imprese sarà dunque possibile sottrarsi al finanziamento delle politiche sociali attraverso la digitalizzazione dei processi produttivi, che aggraverà ulteriormente la situazione delle finanze pubbliche sul piano cantonale.

 

L’unico aspetto positivo della riforma fiscale ticinese riguarda le start-up innovative. È infatti meritevole di sostegno chi si lancia in una nuova impresa con un’idea originale, considerando le difficoltà e le incertezze del contesto economico sul piano globale. Si può, tuttavia, ragionevolmente dubitare che gli sgravi fiscali per le start-up innovative siano sufficienti per dare slancio all’economia ticinese, i cui problemi non sono dovuti all’assenza di innovazione ma all’assenza di una visione orientata all’interesse generale.

 

Fintanto che la visione dominante sarà quella del pensiero neoliberista, le imprese e i contribuenti benestanti approfitteranno degli sgravi fiscali per ridurre il loro contributo alla coesione sociale e allo sviluppo sostenibile dell’economia. Il Parlamento ticinese dovrebbe dunque urgentemente riflettere sui meriti di una imposta sugli utili aziendali con aliquote differenziate in funzione dell’impiego di questi utili: le imprese che investono i profitti nel processo produttivo (a maggior ragione quando ciò avviene entro i confini cantonali) potrebbero beneficiare di una aliquota di imposta inferiore a quella applicata sugli utili aziendali che sono trasferiti nei mercati finanziari (a maggior ragione quando ciò avviene al di là dei confini nazionali). Le difficoltà tecniche o l’impossibilità legale di questa differenziazione delle aliquote non impediscono in realtà di incentivare l’utilizzo produttivo (attraverso l’investimento) dell’utile, disincentivandone l’uso improduttivo o destabilizzante (nei mercati finanziari). Nel caso specifico, l’incentivo può avere la forma alternativa di un credito di imposta, di un sussidio mirato o di qualsiasi altro accorgimento il cui obiettivo deve essere principalmente di ordine macroeconomico. Non si tratta infatti solo di una questione etica o di responsabilità sociale delle imprese nei confronti del territorio in cui si trovano, ma di una questione di ordine macroeconomico in quanto l’investimento aziendale è un fattore che genera un reddito nazionale, aumentando il substrato fiscale, come pure solitamente il livello di occupazione e di benessere nel sistema economico. Questa dovrebbe essere la finalità dell’attività economica invece della massimizzazione delle rendite finanziarie nel breve periodo a discapito dell’interesse collettivo e della stabilità finanziaria nel lungo periodo.