Solidarietà: ticinesi sull'isola di Chios

di Ivan Miozzari

 

Se vi è capitato di chiedervi come stareste se fosse successo a voi di dover fuggire abbandonando ogni cosa, ritrovandovi ogni giorno a domandarvi come procurarvi cibo e a come sopravvivere in un luogo dove si concentra la disperazione e da cui non è possibile andarsene, se avete provato orrore, allora potete capire che non possiamo chiedere ad altri di sopportare una condizione simile. Di aspettare che cambi qualcosa.

Di sopravvivere nel frattempo.

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Il Ticino che va a Chios per la dignità dei fuggitivi sopravvissuti.

 

Alla popolazione dell’isola di Chios, la storia ha riservato molte tribolazioni.

Fu sotto la dominazione dei persiani poi dell'impero romano. Fu ceduta ad un certo punto della storia ai signori di Venezia. Restò a lungo tempo sotto la dominazione degli ottomani. Nel 1822 la rivolta armata dei greci contro la Turchia, portò ad un evento che scioccò il mondo: nel Massacro di Chios l’armata turca sterminò un terzo della popolazione dell'isola. 20.000 persone fuggirono dalla morte e dalla schiavitù.

 

Oggi sono invece altri i popoli fuggitivi. Sbarcano su Chios.

Sono in fuga da guerre e disperazione. Dalla Siria prevalentemente. I campi profughi dell'isola accolgono anche molte persone dell’Afghanistan, dell'Iraq e di altri luoghi di sofferenza.


Quei campi erano stati definiti hot spot. Dopo l'identificazione i profughi secondo gli accordi internazionali avrebbero dovuto essere accolti dalla Turchia. Qualcosa non ha funzionato e continua a non funzionare. Molte persone sono costrette a rimanere nei campi per lungo tempo, anche due anni. E in condizioni di sopravvivenza estrema. Le abitazioni sono tende. Per molte famiglie semplici ripari con tele e plastiche trovate sul posto. Potersi fare una doccia e mantenere un minimo di condizioni igieniche è molto difficile.

 

Successivamente agli accordi euro-turchi sull'immigrazione gli arrivi sono diminuiti e di conseguenza molte ONG hanno spostato le loro attività in altre zone sensibili.

I rifugiati a Chios sono dunque doppiamente sfavoriti. Nei campi, pensati e allestiti per ottocento persone, vivono mediamente duemila persone. Di cui un migliaio bambini. Il lavoro umanitario dei volontari diventa quindi estremamente necessario.

 

Tre ragazzi ticinesi che hanno dato tempo, mente e braccia per soccorrere le persone che sono approdate salve, hanno perseverato nell’impegno fino ad avviare un progetto destinato alle famiglie. Un progetto che a causa delle carenze di trasporto deve ora essere spostato più vicino al campo. Camilla, Leonardo e Lisa, dopo l’esperienza del soccorso immediato, stanno lavorando fuori dal campo. Né la vita in generale e nemmeno la vita sociale può essere limitata e circoscritta alla realtà di un luogo che su un perimetro esiguo ospita il doppio delle persone a cui non è in grado di fornire il minimo.

All’esterno c’è quindi una forte necessità di strutture che possano dare opportunità di incontro, di svago per i bambini, di luoghi in cui trovare un supporto per le necessità primarie e in cui sentirsi per un po’ al sicuro e di nuovo normali persone.

 

Questi ragazzi, master in scienze sociali e specializzazione sulle migrazioni, ci stanno dimostrando che è possibile agire per dare sollievo a persone come noi ritrovatesi in una quotidianità di spaesamento, di dignità calpestata, di speranze distrutte.


 

Con l’associazione Terraferma-Ti hanno creato un canale diretto per permetterci di partecipare al progetto dell'ONG CESRT (Chios Eastern Shore Response Team) per una casa destinata ai bisogni delle persone.

Possiamo prestare volontariato sul posto se ne siamo in grado. Ma se questo è un passo troppo difficile possiamo sostenerli nella loro azione dando un contributo finanziario.


A noi, che abbiamo saputo mettere a distanza di sicurezza la nostra coscienza, noi con i nostri grandi e piccoli problemi, a noi Camilla, Lisa e Leonardo aprono gli occhi su una realtà atroce. E ci danno la possibilità di essere d’aiuto.


"House of the people" è una struttura che permette alle famiglie di far giocare i bambini in sicurezza, di fare una doccia e ricevere abiti puliti. Di riunirsi e mettere in atto le competenze genitoriali. C'è la possibilità di ricevere anche prodotti per l'igiene e "food bags" per bambini, per cercare di far fronte alle carenze nutrizionali.

Tutto ciò che a noi pare scontato e che chiede invece impegno quotidiano e disponibilità economica, a Chios come in tutte le realtà simili.
 


 

Dunque sapendo che possiamo fare qualcosa, grazie a Terraferma-Ti, non possiamo restare inerti. Agiamo.

È troppo chiedere tutto ciò che è umanamente possibile?

 

Terraferma-TI Via San Rocco 3 6872 Salorino

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