I mille miliardi della Banca Nazionale ci appartengono!

di RedQ

 

A molti sarà girata la testa sentendo che l’anno scorso la Banca Nazionale ha guadagnato, udite udite, 54 miliardi! Per fare un paragone: questa cifra corrisponde grosso modo al budget annuo della Confederazione ed è superiore alla cifra d’affari di un colosso quale Roche.

 

Di fronte a queste cifre da capogiro, tutti si sono chiesti: ma dove vanno a finire questi soldi? Due miseri miliardi andranno a finire metà alla Confederazione, l’altra metà suddivisa fra i cantoni. Gli altri 52 miliardi finiranno nuovamente nelle stratosferiche riserve della Banca Nazionale, che ormai sfiorano i mille miliardi, cifra che il comun mortale non può neanche immaginarsi. Il confronto con gli altri paesi, che hanno un’economia simile, mostra poi chiaramente che è assolutamente demenziale tenere questa montagna di miliardi a poltrire. Per esempio, le riserve della banca nazionale olandese (e non stiamo parlando di un paese africano sottosviluppato) sono varie dozzine di volte inferiori a quelle della nostra Banca Nazionale.

 

Una prima conclusione: la regola dei 2 miliardi da dare a Confederazione e cantoni è assolutamente ridicola e non è basata su nessun dettame costituzionale, per cui può essere cambiata ancora domani. Che ciò sia necessario lo capirebbe anche l’alpigiano analfabeta della più sperduta tra le valli urane.

 

Ma c’è una costatazione di fondo molto più importante: è assolutamente arrivato il momento di usare queste stratosferiche riserve per la creazione di Fondo sovrano, come quelli che esistono per esempio in Norvegia o a Singapore, il cui scopo sarebbe di investire questi soldi nella ricerca, nell’innovazione, nelle università, nei programmi sociali e non da ultimo nell’aiuto ai paesi del terzo mondo. Lo fa per esempio la Norvegia, che da quanto ci consta non è un paese sovietico. In parlamento è già stata proposta parecchie volte la creazione di un simile Fondo sovrano: l’idea è stata scartata a stragrande maggioranza dall’alleanza compatta di PPD, UDC e liberali, che poi sono gli stessi che piangono perché non ci sono fondi per l’AVS e che vogliono perciò alzare l’età di pensionamento a 67 anni (o addirittura a 72, come proposto dal grande direttore di UBS Ermotti) e che si rifiutano di aumentare gli investimenti nella ricerca, per non parlare dei tagli ai sussidi per i premi di cassa malati.

 

E nel frattempo il numero di coloro che vivono sotto la soglia di povertà e che non possono neanche più permettersi di pagare i premi di cassa malati (non avendo quindi più le cure garantite) aumenta e aumenta. Facendo il verso ad Amleto, si potrebbe dire: «c’è qualcosa di molto marcio nel regno borghese svizzero».

 

 

 

Quaderno 14 / febbraio 2018

 

TORNA ALLA HOME