Ticino: neoliberismo e povertà

di Flavio Pico

 

 

L’ideologia neoliberista che pensa che l’estrema concorrenza porti ricchezza a tutti è sbagliata. La realtà ticinese, da quando la destra ha ottenuto sgravi fiscali per i soliti noti e maggiori tagli alla spesa pubblica, ci mette davanti ad un continuo ed inesorabile aumento della povertà delle persone appartenenti al ceto medio.

 

Coloro che già vivono nella precarietà non potranno che finire sulla strada e chiedere la carità. I primi sintomi di questo continuo aumento della povertà è ormai palesato nelle lunghe code che si formano dove agisce “Il tavolino magico”, sui nostri giornali si è scritto dei senza tetto che dormono dove possono.

 

La risposta dei politici è quella di cercare di occultare questo disagio chiedendo di portare queste persone in strutture che, con la scusa di far del bene, camuffano il crescente disagio. Non ho letto da parte dei politici dei partiti governativi delle prese di posizioni, delle proposte che possano realmente contrastare questo continuo ed inesorabile accanimento contro la dignità umana.

 

In questi giorni leggo di una nuova riduzione delle tasse per le aziende, le stesse che concorrono al dumping salariale e ai continui licenziamenti. Finora le persone che si sono trovate, dopo una lunga vita lavorativa, con un pugno di mosche in mano si sono rintanate in casa assumendo degli psicofarmaci per contrastare la dura depressione in cui sono cadute. Purtroppo alcuni di questi non sono riusciti a vincere questa battaglia, altri vivono grazie agli aiuti sociali che sempre più si vogliono scardinare con la scusa che le casse dello stato sono vuote.

 

Anche in questo caso alcuni dei politici di casa nostra non cercano di contrastare le cause di questo stato di cose, ma preferiscono lanciare degli slogan: “gli aiuti sociali devono essere elargiti prima ai nostri”. Parole senza alcun significato, in una società di trecentomila persone coloro che dovrebbero rappresentarci politicamente dovrebbero cominciare a fare i conti con il proprio ego e smetterla di pensare di essere a capo di una nazione di sessanta milioni di persone.

 

In queste società l’essere umano tende a non contare più nulla è semplicemente un piccolo ingranaggio senza grande importanza e quando non riesce a farcela nella dura lotta per la sopravvivenza si deve ridurre a vivere non ai margini della società, ma ai margini delle strade perché a quella società il disadattato è visto come un oggetto, l’importante è che non rubi e non infastidisca più di tanto. (Vedi città come Londra, Parigi, ecc..).

 

In Ticino la realtà, per fortuna, è ben diversa in un modo o nell’altro ci conosciamo tutti ed è estremamente ingenuo pensare che il disagio sociale possa toccare solo chi non è un nostro caro.

 

A mio parere dovremmo fare molta attenzione a chi andremo a votare, non penso sia più possibile pensare che l’arte del compromesso sia la via giusta per affrontare i bisogni del futuro, penso che sia opportuno che una vera sinistra, una vera forza alternativa se non dovesse raggiungere una maggioranza debba rimanere all’opposizione. Non è più accettabile che delle persone di sinistra siano invischiate nella realizzazione di politiche di destra.