Riforma fiscale e dell’Avs? Un grande inganno

di Enrico Borelli

 

È un attacco in piena regola alla giustizia sociale e alla democrazia la riforma fiscale votata dal Parlamento federale alcune settimane fa e su cui il popolo dovrà verosimilmente esprimersi nel maggio 2019.

Una riforma che va respinta al mittente senza se e senza ma, perché ingiusta, totalmente sbilanciata in favore dei ricchi ed a sfavore dei salariati, delle persone più fragili e dei cittadini in generale.

E oltre tutto si regge su un inaccettabile ricatto: 2 miliardi all’anno per l’Avs in cambio di regali fiscali a chi non ne ha bisogno.

 

La Riforma sulla fiscalità e sul finanziamento dell’Avs (RFFA, come è stata battezzata) è la sorella gemella di quella bocciata da quasi il 60 per cento dei cittadini solo nel febbraio 2017. È già per questo motivo rappresenta una prevaricazione della volontà popolare, una provocazione.

 

Con massicce deduzioni fiscali in favore delle grandi imprese (in media dal 14 all’8%) incentivi ai Cantoni affinché riducano l’imposizione degli utili, la RFFA farebbe venire a mancare fino a 4-5 miliardi di franchi nelle casse di Confederazione e, soprattutto, Cantoni e Comuni. E questo in un momento in cui nella maggior parte dei Cantoni si adottano programmi di contenimento della spesa e di tagli (in alcuni casi già in previsione dell’entrata in vigore di questa riforma).

 

A farne le spese, come peraltro dimostrano i fatti della storia, sarebbero la qualità dei servizi pubblici (scuole, ospedali, trasporti), il personale che vi opera (con licenziamenti, riduzioni salariali, peggioramento delle condizioni d’impiego) e le prestazioni sociali (sussidi per l’assicurazione malattia, per le famiglie eccetera). Ed a perderci sarebbero evidentemente la popolazione, in particolare la sua componente più fragile, che non può permettersi di infischiarsene della salute delle finanze pubbliche.

 

 

È poi il metodo del ricatto adottato dal Parlamento ad essere inaccettabile. Consapevole delle resistenze nella popolazione, si cerca di fale digerire regali fiscali ai ricchi (che non mi pare rappresentino una categoria di “bisognosi”) con una “compensazione sociale” di due miliardi in favore dell’Avs, il cui finanziamento rappresenta un obbligo costituzionale e non può certo essere per principio vincolato alla soddisfazione degli appetiti delle grandi imprese e dei loro azionisti. Siamo di fronte ad un attacco ad un principio fondamentale della democrazia diretta, perché si mette il popolo nella condizione di non poter scegliere tra due questioni che nulla hanno a che fare l’una con l’altra.

 

Non ci si lasci infine illudere dalla favola secondo cui ingoiando questo rospo, si eviterebbero nuovi assalti all’Avs e nuovi tentativi di innalzare l’età pensionabile. Sono già contenuti nell'avamprogetto AVS 21 e in forma ancora più drastica arriverebbero all’indomani della votazione.

 

Così, con RFFA, imprese e azionisti si assicurerebbero regali fiscali certi mentre i salariati e i pensionati dovrebbero accontentarsi di una vaga promessa.