Quei bei vecchi tempi

Cristina Zanini Verdi del Ticino

 

“Ah, ma i bambini d’oggi non giocano più all’aria aperta!” “Ah, ma ai miei tempi stavamo fuori tutto il giorno e i genitori non si preoccupavano mai se attraversavamo la strada da soli!” “Ah, ma una volta correvamo nei prati e nei boschi fino a non aver più fiato!” Già, che belli i cari vecchi tempi.

Quando si pensava ancora che chiunque poteva costruirsi la sua villetta unifamiliare, con un bel giardino, in qualunque zona della Svizzera e del Ticino senza che nessuno fosse chiamato a pagarne le conseguenze.

 

Quei tempi in cui si credeva ancora che lo spazio era infinito e il concetto di piano regolatore era solo un suggerimento. Ci hanno fatto credere che sogno individualista fosse non solo sensato, ma anche realizzabile per chiunque.

 

E oggi? Oggi chiaramente ci ritroviamo con un triste Ticino dove i miei figli non sono più liberi di andare con il bob giù per i prati della valle, come facevo io da bambina, perché dove una volta c’era un bel vigneto, un parco giochi e un campo per fare il fieno oggi ci sono dieci villette e un grande palazzo. Non possono più arrampicarsi sugli alberi dell’asilo perché ora sotto c’è un autosilo che non permette di far crescere alberi ad alto fusto. Non possono più correre nei boschi perché oggi c’è una strada.

 

Negli anni abbiamo dato un prezzo alla qualità di vita della nostra infanzia, ci siamo fatti comprare privandoci dello spazio, di risate, gioco, della tranquillità del verde solo per erigere cemento ovunque. Abbiamo sacrificato intere vigne, prati, campi di mais e grano per costruire una serie infinita di casette tutte uguali, il cui giardino si fa prima a regolare con le forbici che investire in un tosaerba. Abbiamo lasciato che quei parchi giochi dove rimanevamo fino a sera con i nostri amici si trasformassero in grandi condomini di appartamenti alto standing dove per viverci devi fare due ipoteche e lavorare senza sosta fino alla pensione. Che a pensarci bene, a quei ritmi, non si è nemmeno mai a casa. Abbiamo comprato la casa dei nostri sogni senza possibilità di viverla, abbiamo distrutto terreni su cui coltivavano il nostro cibo costringendoci ora a importarlo, quando va bene, dalla Spagna. Abbiamo sacrificato la nostra qualità di vita permettendo la costruzione di capannoni per aziende di frontalieri e per frontalieri.

 

 

Il 10 febbraio abbiamo finalmente la possibilità di rimediare perché i giovani verdi si sono mossi. Perché lasciando che il mercato edilizio si autoregoli l’unico risultato è questo mondo speculativo che distrugge terreni per costruire case vuote. E allora mettiamo un bel SI in quella casellina vicino all’iniziativa per fermare la dispersione degli insediamenti abitativi. Chiaramente cercheranno di convincerci che c’è un buon motivo, una buona scusa, per dire che il problema c’è non è il momento giusto per affrontarlo. Per persuaderci che non è vero che ogni secondo in Svizzera viene cementificato 1m2 di terreno e che i 41’285km2 che compongono il nostro paese non si esauriranno mai.

 

Io però sono stufa della politica del “si farà”. Voglio agire oggi e proteggere il nostro territorio. Perché non c’è più tempo da perdere.