«Se l’ambiente fosse una banca, sarebbe già stato salvato»

Gioventù Comunista

 

Le parole di Hugo Chávez pronunciate al vertice climatico di Copenhagen nel 2009 sintetizzano bene il comportamento di molti governi, i quali tendono a porre in secondo piano le problematiche legate al clima rispetto ai profitti delle piazze finanziarie.

Nell’ottica di invertire questa tendenza, la Gioventù Comunista Svizzera sostiene il movimento studentesco per il clima e invita a partecipare in massa alla “Marcia per il clima” del 2 febbraio a Bellinzona.

 

Saremo presenti alla manifestazione per difendere le rivendicazioni elaborate dal Coordinamento cantonale del movimento per il clima. Fra le richieste sono giustamente state inserite la gratuità dei trasporti pubblici, la lotta contro il saccheggio neo-coloniale della natura da parte delle multinazionali elvetiche e la fine delle attività inquinanti dell’esercito svizzero.

 

La Gioventù Comunista s’impegna già da molto tempo per il raggiungimento di questi obiettivi: tra pochi giorni saranno infatti passati otto anni dal lancio della nostra petizione che chiedeva i trasporti pubblici gratuiti, proposta poi ripresa in Parlamento da altri gruppi politici e bocciata a causa dei voti contrari socialisti.

 

A nostro parere lo sfruttamento della natura è strettamente connesso allo sfruttamento dei lavoratori. La ricerca del massimo profitto ad ogni costo è infatti alla base di ambedue le problematiche. La lotta sociale è inscindibile da quella ecologica; solamente all’interno di un sistema economico socialista è realizzabile una società veramente ecosostenibile. Sempre più spesso ci vediamo confrontati a forme di ambientalismo individualista, che ripongono nell’agire responsabile dei singoli la chiave per una transizione ecologica della nostra società. All’azione individuale deve però affiancarsi un agire pubblico, una presa di posizione politica che combatta affinché le abitudini dei consumi e soprattutto le logiche di produzione nel nostro paese cambino, in funzione delle necessità ambientali.

 

I giovani studenti ticinesi ci propongono delle rivendicazioni concrete che sollecitano i politici ad agire e a prendere delle misure alfine di diminuire drasticamente l’impatto ambientale della Svizzera e del Ticino. Il nostro Paese è ancora lontano dal raggiungimento di un sistema ecosostenibile. L’elevato costo dei mezzi di trasporto pubblici, il massiccio traffico merci su gomma anziché su rotaia e la vendita di armi ai Paesi in conflitto sono solo alcune delle politiche anti-ecologiste che porta avanti il governo svizzero.

 

Bisogna sottolineare come la guerra e l’apparato industriale ad essa collegato siano da annoverare fra i fenomeni che più di tutti inquinano maggiormente. Ciò avviene anche alle nostri latitudini: a titolo esemplificativo basti ricordare l’esteso incendio del 2011 in Val Serdena, causato dalle esercitazioni di tiro dei granatieri. L’ambientalismo deve sempre essere connesso alla lotta per la pace. Ci auguriamo quindi che gli USA ritirino immediatamente le loro truppe d’invasione dalla Repubblica Araba di Siria e si astengano dall’intervenire nella Repubblica Bolivariana del Venezuela.