Kobane: tutti a scuola

Comitato ticinese per la ricostruzione di Kobane

 

Grazie alla generosità di cittadini residenti in Ticino e nell’intera Svizzera, quattrocenti bambine e bambini stanno frequentando un nuovo edificio scolastico nella città di Kobane.

La città di Kobane, situata nel nord della Siria al confine con la Turchia, divenne suo malgrado famosa nel mondo quattro anni fa per la resistenza della sua popolazione all’assalto dei fondamentalisti religiosi dello Stato Islamico.

 

Dopo mesi di combattimenti, il 26 gennaio 2015 la città fu interamente liberata dalle truppe delle Unità di Protezione Popolare (Ypg), nelle cui formazioni hanno un ruolo determinante le donne. Il contributo internazionale fu prettamente militare e si concluse una volta liberata la città. La sua popolazione si ritrovò sola nell’affrontare la sfida della ricostruzione.

 

Dopo la liberazione, il mezzo milione di sfollati rientrò in una città spettrale dove l’80% degli edifici era stato distrutto, la rete elettrica e idrica cittadina seriamente danneggiata, al pari di tutte le strutture pubbliche, ospedali e scuole comprese.

 

Migliaia di bambine e di bambini, di ragazze e di ragazzi, ritrovarono la propria scuola demolita o semidistrutta. Ed è proprio qui, per evitare il rischio di una «generazione perduta», come l’ha definita l’Unesco, che il Comitato ticinese per la ricostruzione di Kobane ha concentrato i propri sforzi, dando un contributo fattivo grazie al sostegno di molte persone.

 

Il Comitato ticinese, nato pochi mesi dopo la liberazione nel 2015, aveva un duplice scopo: un sostegno concreto alla ricostruzione della città e l’informazione in Svizzera del progetto sociale e politico in corso nel nord della Siria.

Kobane e suoi dintorni infatti costituiscono uno dei tre cantoni della Confederazione Democratica del Rojava. Una struttura sociale fondata sulla democrazia partecipativa, l’emancipazione femminile, la giustizia sociale, il rispetto dell'ambiente, la laicità dove vige un rispetto religioso e culturale di tutti i popoli che vivono nella regione.

 

Solidarietà con Kobane non equivale dunque a un'opera caritatevole, ma sostegno e partecipazione a un progetto di cambiamento sociale concreto, non solo di fondamentale importanza per la regione, ma di speranza per l'umanità intera, dal quale la stessa Europa potrebbe trarre insegnamento.

 

Per quanto riguarda il supporto alla ricostruzione, in collaborazione con le autorità locali di Kobane, il Comitato ha deciso di lanciare il progetto di costruzione di una scuola. Sulla scelta ha influito l’offerta di un architetto bernese di origini curde, Ramazan Amram, che ha allestito gratuitamente i piani architettonici e seguito le fasi di costruzione. Ci sia concesso di esprimere un profondo ringraziamento a Ramazan per il suo fondamentale contributo. Nell’arco di due anni, abbiamo raccolto i fondi necessari (240mila franchi in tutta la Svizzera, di cui circa 50'000 in Ticino), mentre l’edificazione della scuola andava terminando.

 

I contributi raccolti in Ticino sono stati esclusivamente da privati cittadini. Da parte delle istituzioni, solo la Città di Bellinzona vi ha partecipato, donando 5mila franchi. Oggi, 400 ragazzi suddivisi in due turni (mattino e pomeriggio), frequentano la scuola, ritrovando così almeno in parte una normalità di vita. Ciò è stato possibile grazie alle solidarietà tra popoli.

 

Il Comitato ticinese per la ricostruzione di Kobane è composto da numerosi volontari ticinesi che a titolo gratuito hanno seguito le varie tappe del progetto. Oltre a essere presieduto dal dottor Franco Cavalli, che vanta una lunga esperienza nel campo della solidarietà internazionale, nel Comitato partecipano attivamente i rappresentanti della Comunità curda e della Comunità siriaca in Ticino. Due popoli che condividono il progetto sociale in corso nel Rojava e che hanno combattuto fianco a fianco contro le bande nere degli integralisti religiosi islamici.

 

 

La nostra speranza è che «il mondo, ancora una volta, non si giri dall’altra parte», come ebbe a dire Lorenzo Orsetti, partigiano dell’oggi, ucciso dai macellai dello stato islamico a metà marzo. Il dittatore Erdogan ha già più volte dichiarato di voler entrare a Kobane, distruggere quell’isola di pace e quell’innovativo progetto sociale e politico, per consegnarla ai militanti di Al Qaeda e Al Nusra, i fanatici religiosi suoi alleati.

 

Se il mondo volterà di nuovo la faccia, abbandonando i curdi e i popoli loro alleati. dopo averli utilizzati come fanteria contro l’espansione territoriale dello Stato islamico (11mila morti in combattimento tra le fila dell’Ypg), la storia non potrà mai cancellare tale vergogna.

 

Oggi però è un giorno di festa, di felicità per i bambini che studiano e giocano nella loro nuova scuola e di ringraziamento per la generosità di chi vi ha contributo. Vogliamo dunque essere ottimisti, certi che non girerete la faccia se si dovesse presentare l’occasione.