Ci sarà di nuovo l’Arca di Noè?

Beppe Savary Borioli candidato al Consiglio Nazionale

 

Estati torride con bambini piccoli ed anziani sofferenti, piogge torrenziali, boschi in affanno, montagne che si sgretolano, ghiacciai che si ritirano a vista d’occhio: sono tutti segni evidenti che ci fanno capire che stiamo vivendo un cambiamento climatico senza precedenti, il quale, se avanzerà ulteriormente, rischierà a breve di compromettere molto seriamente la nostra vita.

Eppure c’è ancora chi nega le evidenze scientifiche e preferisce pensare che tutto sia frutto di un qualche complotto – “cinese”, stando a Trump – oppure semplicemente uno spauracchio o “isterismo” rosso-verde.

 

Milioni di giovani in tutto il mondo invece sentono la reale minaccia e ci chiedono di agire con urgenza per frenare il riscaldamento del pianeta in modo che la temperatura non aumenti di più di 1.5 gradi rispetto all’era pre-industriale. Se l’aumento dovesse superare questo limite, oltre al potenziamento dei fenomeni citati in entrata, a Lugano (“Marittima”?) ci ritroveremo con delle temperature equivalenti a quelle attuali di Napoli, le alluvioni e le frane saranno sempre più frequenti, la maggior parte dei ghiacciai in Svizzera scomparirà, grandi aree della Terra si desertificheranno mentre altre saranno sommerse dai mari in rialzo, e i flussi migratori cresceranno in conseguenza.

 

Conosciamo il ruolo dei gas ad effetto serra (CO2, metano) sul riscaldamento globale. Dobbiamo diminuire drasticamente la loro produzione, perciò i combustibili e i carburanti di origine fossile (petrolio, carbone, gas) devono essere abbandonati a breve scadenza. L’energia nucleare, pur non producendo CO2, comporta rischi ed oneri troppo elevati, anche per le generazioni future, e non può quindi essere considerata come un’alternativa. Il nostro consumo d’energia dev’essere invece economizzato e coperto da fonti d’energia rinnovabile (idroelettrico, fotovoltaico, biomassa, eolico).

 

Queste misure, oltre ad essere indispensabili, presentano delle grandi opportunità per la Svizzera. Si pensi al risanamento energetico degli edifici e degli impianti industriali esistenti, alla diminuzione del traffico individuale assieme al potenziamento dei mezzi di trasporto pubblici e non inquinanti, all’aumento della produzione di energia fotovoltaica (per la quale esiste nel nostro paese un potenziale enorme non ancora sfruttato), alla cura del bosco e del verde urbano (che contribuiscono all’assorbimento di CO2 e producono legname, materiale di costruzione e fonte di energia rinnovabile), o ancora alla conversione ecologica dell’agricoltura e dell’economia intera, tutte misure che hanno il potenziale di creare molti posti di lavoro pregiati (“Green New Deal”).

 

Una pianificazione urbanistica basata su criteri ecologici, inoltre, permetterebbe di ridurre il traffico e la deleteria cementificazione del paesaggio (la produzione di cemento richiede anche tanta energia fossile), di risparmiare energia utilizzando quella più adatta e di creare spazi che favoriscono un aumento della qualità di vita.

 

Quanto deciso fino ad oggi dal parlamento uscente e dal governo federale in materia di politica climatica ed ambientale non è sufficiente per raggiungere gli obiettivi necessari entro le scadenze fissate. La Svizzera deve fare di più a casa sua e contribuire maggiormente agli sforzi a livello internazionale.

 

Non ci sarà una nuova Arca di Noè: se vogliamo salvarci dobbiamo salvare il pianeta sul quale viaggiamo. Tutte le misure necessarie vanno messe in atto a breve scadenza e rese sempre compatibili con la qualità di vita di chi viene implicato – “gilets jaunes” insegnano. Una vera economia circolare deve abolire non soltanto lo sfruttamento della natura ma pure quello di chi lavora - in Svizzera e a livello globale.