Questa guerra va fermata

Comitato ticinese per la ricostruzione di Kobane

 

Ci sono già i primi morti ma siamo ancora in tempo a fermare la perdita di altre vite umane, di donne e uomini, di bambini e anziani. Confessiamo di avere un interesse personale per scongiurare la possibile guerra con l’invasione delle truppe turche di Erdogan nel Rojava, nord est della Siria. Grazie all’aiuto di numerosi residenti in Ticino e in Svizzera, come il collettivo ticinese per la ricostruzione di Kobane, si è riusciti a finanziare la costruzione di una scuola a Kobane.

La liberazione della città di Kobane, uscita distrutta dalla resistenza all’Isis solo quattro anni fa, ha dato il via alla lunga sconfitta territoriale dell’Isis in Siria. Curdi, siriaci, azzeri, yazidi e altri popoli della regione, si sono autorganizzati e militarmente hanno scacciato l’Isis dalle loro terre al costo di numerose vite umane.

 

Ora, quell’oasi di pace e tentativo sincero di realizzazione di una società fondata sul rispetto dell’essere umano, indipendentemente dall’etnia, la religione o il genere di appartenenza, rischia di diventare il teatro dannatamente reale di guerra col suo corollario di morti, feriti e mutilati nel corpo e nell’anima.

 

Rientrando Kobane nella possibile zona cuscinetto immaginata dal delirante Erdogan, la nostra e vostra scuola appena inaugurata lo scorso anno, potrebbe diventare un obiettivo militare. Nella scuola dove per la prima volta in quelle terre s’insegna la lingua, la storia e la cultura delle proprie origini, il rispetto dell’altro e dell’ambiente, le conoscenze scientifiche patrimonio dell’umanità, oggi rischia di essere distrutta o nel migliore dei casi, diventare campo militare delle truppe turche d’occupazione.

 

Come successo ad Afrin, la popolazione di Kobane dovrà fuggire dalle proprie terre per sfuggire alla pulizia etnica imposta dalle truppe di Erdogan e le bande islamiste a lui alleate. A quei bambini grazie a cui la solidarietà ticinese voleva offrire un po' di serenità quotidiana nel diritto all'istruzione, rischiano ora di diventare profughi.

 

Siamo ancora in tempo. Possiamo e dobbiamo fermare questa guerra. Giù le mani dal Rojava, giù le mani dalla scuola! Invitiamo la popolazione a dimostrare in tutti i modi possibili la loro contrarietà alla guerra di Erdogan.