Costo dei farmaci: il ruolo della Svizzera

di RedQ

 

Quando nel 2001 a Doha si trattò con i cosiddetti accordi TRIPs di flessibilizzare un po’ le leggi internazionali sui brevetti, soprattutto a favore dei paesi più poveri ed in caso di epidemie (per esempio SIDA), l’opposizione più feroce venne dagli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna, e dalla Svizzera. 

 

 

Riuscirono a limitare al minimo questa flessibilizzazione, introducendo poi formulazioni poco chiare, che da allora hanno dato adito ad una serie di lunghi procedimenti giuridici, che spesso solo le multinazionali si possono permettere.

 

Uno dei punti accettati a DOHA è quello delle cosiddette “licenze obbligatorie”. Questo significa che in situazioni particolari (epidemie, prezzi non sostenibili, eccetera) uno Stato può derogare al principio dei brevetti, permettendo l’uso di farmaci generici, anche se il brevetto non è ancora scaduto. Quando un paio di anni fa il governo della Colombia decise di voler usare questa clausola della “licenza obbligatoria” per un farmaco essenziale e molto caro prodotto dalla Novartis, ed il cui generico indiano costava molto meno, il governo svizzero fece sapere a quello colombiano di non osare farlo, se non voleva mettere in pericolo le relazioni commerciali e l’aiuto allo sviluppo tra la Svizzera e la Colombia.

 

All’ultima assemblea generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), tenutasi in maggio a Ginevra, i paesi del Sud, che sono le prime vittime dell’ingordigia dei monopoli farmaceutici, volevano far accettare una risoluzione con la quale si volevano obbligare i monopoli farmaceutici a creare trasparenza su quanto costa sviluppare un nuovo farmaco e di conseguenza sui margini di profitto esistenti. Siccome queste risoluzioni devono essere approvate all’unanimità, sempre per l’opposizione di Stati Uniti, Germania e Svizzera alla fine si è arrivati ad una formulazione che in pratica non comporta nessuna conseguenza.

 

La NZZ, da sempre voce del grande capitale, in un editoriale del 28.6.2019, si scaglia “contro il pericolo di voler ad ogni costo creare trasparenza sui costi dei farmaci”, magnificando la situazione degli Stati Uniti, dove i grandi monopoli, sempre finanziatori fondamentali delle campagne elettorali dei presidenti repubblicani, sono riusciti ad ottenere l’abolizione di ogni legge, che possa permettere anche solo lontanamente allo Stato di intervenire sulla fissazione del prezzo dei farmaci. Il prezzo fissato negli Stati Uniti diventa il prezzo di riferimento, con cui tutti gli altri paesi devono poi confrontarsi.

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