Cassis cagnolino di Trump

di Red

 

Al governo israeliano e quindi agli americani ha sempre dato fastidio che l’aiuto svizzero all’estero si occupasse di lenire la situazione drammatica dei palestinesi che muoiono di fame a Gaza e nei territori occupati.

Allo stesso governo americano ha sempre dato molto fastidio che l’aiuto svizzero all’estero sostenesse grossi progetti di sviluppo in alcuni paesi sudamericani (Cuba e Nicaragua), che per Washington invece sono da distruggere, perché si sottraggono al suo dominio. In molti altri paesi latino-americani l’aiuto svizzero, da tutti ritenuto efficiente da un punto di vista pratico, è sempre stato una spina nel fianco di Washinton e dei governanti locali corrotti e reazionari perché manteneva forti rapporti con la società civile, spesso opposta ai poteri feudali, come in Colombia.

 

A fare piazza pulita di tutto ciò in pochi mesi ci ha pensato Cassis: dapprima mettendo in dubbio che sia giusto aiutare milioni di rifugiati palestinesi nei loro campi profughi, poi contribuendo grandemente a mettere in crisi le strutture internazionali che garantivano questo aiuto e che erano a direzione svizzera e da ultimo decidendo di abolire tout court la presenza dell’aiuto svizzero all’estero in America Latina, a partire da Cuba.

 

Nel frattempo ci si alleava con gli oligarchi russi per finanziare i fastosi festeggiamenti per l’inaugurazione dell’ambasciata svizzera a Mosca, nonché con i tabacchieri della Philip Morris, impresentabili in qualsiasi altra parte del mondo. Non c’è poi da meravigliarsi che Mike Pompeo, che cerca di dominare il mondo con il mitra in una mano e la Bibbia nell’altra, gli abbia fatto il piacere di venire con lui al Castelgrande di Bellinzona.