Le carte da giocare

di Luigi Pagani, detto ul matiröö

 

«Fuori i politici dalle aziende pubbliche!». È un ritornello trasversale, che avrete sentito più di una volta strillato dal politico di turno. Nei fatti, la realtà è ben diversa. Ognuno lotta per aver un uomo (raramente una donna) da piazzare in qualche Cda.

 

 

 

Ora, ci si può prendere in giro, ma le cose viaggiano così ed è piuttosto inevitabile.

 

Il problema si pone quando i partiti propongono persone che della materia non capiscono nulla. È come se al Cda del Cern di Ginevra, mettessero Boris Bignasca. Già si vedono frotte di neutrini raggiungere il Gran Sasso in galleria, mentre le scie chimiche sarebbero una piaga ben più drammatica delle locuste. A Ginevra non paiono così sprovveduti, mentre da noi ci si accontenta di promuovere il Bignè nell’eccelenza del Cardiocentro. Vabbè, è risaputo che quella sia stata una mossa del clan per accaparrarsi l’appoggio del partitone di maggioranza nella previsione del guerra santa della sanità privatista… Lasciamo dunque perdere il Bigné e parliamo di cose serie.

 

Nella storia recente di una delle più importanti aziende pubbliche ticinese, l’Aet, di persone che non capivano un tubo di energia, ne sono state piazzate diverse e senza distinzioni di estrazione. Michele Foletti e Norman Gobbi, Mauro dell’Ambrogio o Marina Carobbio, per fare degli esempi, non si può dire che palleggiassero la materia. Ma è comprensibile. Stando ai suoi statuti, Aet ha il compito di «concorre all’attuazione e al coordinamento delle scelte di politica energetica cantonale». Vuoi non avere nel Cda coloro che decidono la politica energetica? D’altronde, a far andare realmente l’azienda, ci pensano i dipendenti e i dirigenti, mica il Cda.

 

Ad ogni modo, per quella poltrona, i catapultati percepiscono un’indennità di tutto rispetto. L’ultimo rialzo, risalirebbe al 2009 e ammonta oggi a 20 mila franchi all'anno per il semplice membro e 40 mila per il presidente. È molto probabile che una parte del compenso, sia poi rigirato a chi quel posto gliel'ha procurato. No money, no party. Le campagne elettorali costano. In altri paesi e in altri ambiti, la cosa potrebbe venir tacciata di “finanziamento occulto in cambio di lavoro”. Non da noi, perché, come ormai ben sapete, queste cose non succedono.

 

Gettiamo ora uno sguardo su chi occupa quelle poltrone. Abbiamo un avvocato (Claudio Cereghetti), un banchiere esperto in patrimoni previdenziali (Roland Ogna), il Ceo del secondo gruppo della sanità privata nazionale (Dino Cauzza), mentre tra i forse più affini alla materia, vi è un ingegnere geochimico (Floriano Beffa) e l’ingegnere Giovanni Leonardi, sul cui passato professionale in Alpiq, preferiamo oggi soprassedere. Vi è poi l’uomo dal misterioso curriculum, tale Alberto Jr Passoni, passato direttamente dalla presidenza della Società Cooperativa di produzione di acquavite di Biasca al consiglio di amministrazione della Aet. Una carriera incredibile per l’ex municipale di Bodio di stirpe pipidina.

 

Negli scorsi giorni si segnala una new entry nel cast del Cda, la giovane ingegnera Fabiana Gianora. Una formazione non propriamente attinente con l’energia, ma certamente più affine della produzione di grappa. Non abbiamo motivo di dubitare delle sue competenze, malgrado la giovane età. Quel che stupisce è la prestigiosa nomina di un’ingegnera poco più che trentenne in un territorio dal quale i giovani cervelli scappano per scarsità di riconoscimento e di retribuzione. Nemmeno la stampa più accorta si è posta il quesito, dandolo forse per scontato. Ci ha poi pensato il solito Pronz a chieder lumi, anticipando la rubrica del sabato. Ma poiché non tutti sanno sempre tutto, certe cose vanno spiegate.

 

Perché tra tante e brave ingegnere, figlie di questo lembo di terra, è stata lei la prescelta? Quale carta in più aveva da giocare? A titolo meramente ipotetico, forse avere un padre che è stato presidente del partito liberale e presidente del Granconsiglio, offre opportunità professionali che ad altre ingegnere sono negate? Certamente no, perché da noi, queste cose non succedono...

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