Investire nella formazione

PIAZZA APERTA - Christophe Forni, docente della differenziazione curricolare

 

 

“Obiettivo 95%”: un investimento per le nuove generazioni.

 

Nel corso della passata legislatura, il dibattito sviluppatosi attorno al progetto “La scuola che verrà” ha assorbito gran parte delle energie di tutti gli addetti ai lavori e la sua bocciatura popolare, avvenuta, tra l’altro, perché essa era ritenuta una riforma scolastica di portata troppo vasta e che presentava degli orientamenti ideologici eccessivamente marcati, ha riportato tutti alla casella di partenza.

 

I mesi seguenti hanno visto un Parlamento cantonale temporeggiare nel proporre eventuali correttivi da applicare alla scuola dell’obbligo, dando l’impressione che gli interessi elettorali fossero più importanti del bene dei nostri ragazzi. Il quadro generale, insomma, non si presentava per niente roseo e le spaccature, a volte anche marcate, evidenziate tra le diverse parti in causa e nell’opinione pubblica in generale, non lasciavano presagire nulla di buono. La delicata situazione venutasi a creare a seguito della pandemia COVID_19, ha portato il governo cantonale a dover fare delle scelte delicate che, oggettivamente, ben difficilmente avrebbero potuto godere del supporto incondizionato da parte di tutti. E infatti, in maniera per nulla sorprendente, ecco che i fronti contrapposti si sono manifestati un’altra volta con toni e atteggiamenti per nulla concilianti.

 

Il periodo delicato che stiamo vivendo potrebbe tuttavia avere conseguenze nefaste, in termini di occupazione, per un gran numero di allievi che si apprestano ad affrontare il delicato momento della transizione tra la scuola dell’obbligo e il mondo professionale.

 

Recenti studi svolti ancor prima dell’insorgere dell’emergenza dal “Centro innovazione e ricerca sui sistemi educativi” della SUPSI, evidenziano le crescenti difficoltà incontrate dagli allievi che terminano la quarta media nell’intraprendere un percorso di formazione professionale adeguato alle loro capacità. Ma quali sono i motivi che portano la nostra gioventù a ritrovarsi in una situazione del genere? Naturalmente la crisi economica (che sarà ulteriormente acuita da questi mesi di chiusura) non invoglia le aziende ad accollarsi e ad assumersi gli oneri e i costi per la formazione di apprendisti, ma è altresì vero che l’ampiezza del fenomeno non può essere spiegata unicamente con l’incapacità di “chi fa utili” ad assumersi maggiori responsabilità sociali nei confronti della collettività. Il problema è più profondo e tocca tutti, istituzioni comprese.

 

Il Ticino è tra gli ultimi cantoni in Svizzera per spesa pro capite nell’istruzione rispetto alla spesa pubblica e rispetto al PIL. Un “Rapporto sulle finanze pubbliche in Ticino”, pubblicato dall’Istituto di Ricerche Economiche (Ire), rileva come le spese di formazione per allievi siano in ulteriore diminuzione rispetto agli anni precedenti e che ad incidere, siano soprattutto le spese inferiori per la scuola dell’obbligo.

 

In occasione della prossima seduta del Gran Consiglio ci sarà una prima possibilità per ovviare a questa triste situazione: il rapporto della commissione formazione e cultura sul Messaggio concernente il Progetto “Obiettivo 95%”, modifica della Legge della scuole (introduzione dell’obbligo formativo fino alla maggiore età) sarà discusso in Parlamento . Tra le diverse misure previste ne figurano alcune che coinvolgono direttamente la scuola media, in particolare il finanziamento di programmi e di azioni mirate di sostegno per gruppi a rischio di esclusione.

 

Non solo, con il Messaggio in questione il Dipartimento dell’Educazione, della Cultura e dello Sport intende assicurare che tutti i giovani, dopo la scuola dell’obbligo e almeno fino ai 18 anni, siano seguiti e accompagnati in un progetto individuale di formazione che possa permettere loro di conseguire un diploma del secondario II. L’obbligo formativo previsto non va confuso con l’allungamento dell’obbligo scolastico ed è destinato a quei pochi giovani che, dopo la scuola dell’obbligo, non intraprendono, per ragioni varie, un percorso formativo post-obbligatorio.

 

Nella speranza che il clima attorno alle tematiche legate alla scuola possa rasserenarsi un pochino e che le diverse parti in causa, le associazioni magistrali, quelle sindacali, i rappresentanti dei genitori e i responsabili della pubblica educazione riescano per una volta a fare fronte comune nell’interesse della collettività, esprimo l’auspicio che anche il Parlamento cantonale dia un forte segnale di compattezza e di responsabilità accogliendo con convinzione le misure in discussione a favore dei giovani ragazzi a rischio d’esclusione.