Cuba resiste anche al Covid-19

di Roberto Livi, corrispondente dall’Avana

 

“Quella messa in atto dal governo cubano per contenere la diffusione del coronavirus è una strategia aggressiva”. 

 

 

 

Avendo presente la situazione nel continente americano, José Maya, rappresentante all’Avana dell’Organizzazione panamericana della salute (OPS), riconosce "l’efficienza e efficacia” della campagna del governo cubano contro il Covid-19.

 

 

Campagna nella quale sono stati impiegati migliaia fra medici, personale sanitario e di supporto e di studenti di medicina e di odontoiatria. Questi ultimi soprattutto, organizzati in brigate, hanno dato un grande apporto nella “ricerca attiva” di contagiati, quella condotta “casa per casa”, quartiere per quartiere, villaggio per villaggio, per controllare lo stato di salute della popolazione.

 

Oltre a una serie di ospedali nelle maggiori città, per far fronte alla pandemia sono stati organizzati ospedali da campo anche nei centri di salute, presidi universitari e centri educativi sparsi sull’isola (anche il più piccolo villaggio di Cuba ha una scuola). Questi ultimi sono stati utilizzati per isolare i casi sospetti. In media, dal 23 marzo, quando è stato individuato il paziente zero, sono stati effettuati quasi 1.500 tamponi al giorno che sono stati esaminati in tre laboratori specializzati all’Avana, a Santiago e a Villa Clara. Laboratori di biologia molecolare di ultima generazione, grazie all’impegno messo dall’ex-presidente Fidel Castro per dotare l’isola di specialisti in questo ramo. E anche alla collaborazione internazionale di Ong, come mediCuba-Europa, che partecipano alla battaglia contro la pandemia su richiesta del governo cubano.

 

Come afferma Maya, i risultati sono evidenti. Martedì 5 maggio, nella quotidiana conferenza stampa trasmessa in TV, il dottor Francisco Durán, epidemiologo del Ministero della salute pubblica, informava, con una nota di ottimismo, che il giorno precedente erano stati registrati “solo” 17 nuovi contagi e nessun morto per coronavirus. In totale, a quella data, “l’accumulato dei contagiati era di 1.668 persone, delle quali 876 erano state già dimesse. I morti per Covid-19 erano 70”.

 

Carlo Sebranco è uno dei matematici da settimane impegnati – assieme a biologi, demografi, informatici e medici – a sviluppare modelli matematici sul comportamento del Covid-19. “In base ai dati dei ricoverati raccolti fino a questa data – afferma – l’andamento della diffusione del virus si mostra conforme alla curva [di probabilità] più favorevole”, che prevede un massimo di 1000 ricoverati in un giorno. “Possiamo realisticamente affermare – sostiene – che abbiamo superato il picco [della diffusione] in anticipo di più di una settimana rispetto alle previsioni che si basavano sui dati registrati in altre nazioni”. Un anticipo del picco significa meno ricoverati e meno morti. “E la speranza che, se continuerà a funzionare la politica di contenimento messa in atto dal governo, il fattore di diffusione del coronavirus sarà appiattito verso lo zero verso l’inizio di giugno”.

 

Come ammonisce con frequenza il presidente Miguel Díaz-Canel, “il governo non ha intenzione di abbassare la guardia e avverte e chiede ai cittadini di fare lo stesso”. Rispettando le consegne di isolamento in casa e di distanziamento nelle attività di lavoro e nelle code per procurarsi generi di prima necessità.

 

Nel quartiere dove abito, all’Habana del Este, ogni giorno viene condotta un’indagine a tappeto – detta “pesquisa activa” – sullo stato di salute degli abitanti. Specialmente dei più anziani, ai quali viene applicata su basa volontaria una medicina omeopatica – il Prevengho-Vir – che rafforza la risposta del sistema immunitario. Nella prevenzione vengono anche usati prodotti forniti dai laboratori cubani, come l’Interferon Alfa 2B – prodotto e impiegato anche in Cina – e il vaccino CIGB 2020 che aumenta la risposta immunitaria delle persone nella prima fase del contagio. Viene inoltre sperimentata la validità del vaccino cubano usato contro la meningite, Va-Mengoc Bc, sempre per rafforzare la risposta immunitaria dei pazienti. In un ospedale specializzato della capitale si sperimenta anche l’uso del plasma del sangue di persone guarite, che sembra dare una buona risposta.

 

Il presidente Díaz-Canel ha più volte sottolineato come tali risultati siano stati raggiunti “senza venir meno all’impegno della solidarietà sempre praticato da Cuba”. Dall’inizio della pandemia, 23 brigate mediche cubane – con quasi 1.500 tra medici e personale sanitario – sono attive in 22 paesi – compresa l’Italia – che hanno chiesto l’aiuto di Cuba. “Se avessimo globalizzato la solidarietà come è stato globalizzato il mercato, la storia sarebbe differente” ha affermato il presidente nel suo intervento al Vertice virtuale del Movimento dei paesi non allineati lunedì 4 maggio.

 

Il governo ha informato che – a differenza di altre nazioni latinoamericane come Perù, Colombia, Brasile, Argentina, San Salvador, ma anche degli Stati Uniti – non è stato segnalato alcun caso di Covid-19 nelle carceri dell’isola. 421 persone in attesa di giudizio sono state scarcerate e ad altre 6.158 è stata concessa la libertà anticipata proprio per sfoltire gli istituti penitenziari.

 

La corsa contro il tempo è necessaria anche perché l’isola è stata investita dalla pandemia quando già la sua economia era in grave difficoltà, sia per la crisi internazionale, sia e soprattutto per le sanzioni imposte con feroce determinazione dal presidente americano Donald Trump. Col paese bloccato, il turismo praticamente azzerato, il flusso delle rimesse dagli Usa ridotto a causa della pandemia e dell’ostilità dell’amministrazione Trump, e la caduta dei prezzi dei principali prodotti di esportazione dell’isola (nichel, zucchero e sigari) la disponibilità di liquidità del paese è stata drammaticamente ridotta.

 

La necessità poi di investire con priorità e urgenza nel settore sanitario ha acuito la scarsezza di beni di prima necessità come cibo e prodotti per l’igiene fino a livelli pericolosi. La gran parte dei Cubani è da settimane costretta a file quotidiane lunghe e stressanti per poter rifornire la tavola. E la situazione rischia di peggiorare. Negli ultimi giorni si sono allungate a dismisura le code per il pollo – distribuito e contingentato con la libreta, una sorta di tessera annonaria. Come pure quelle per il pane, dovuto alla scarsezza di farina. Ormai le code sono regolate dalla polizia o da militari impiegati in ordine pubblico, soprattutto per far rispettare l’uso della mascherina e la separazione fisica. Ma anche per prevenire risse o manifestazioni di malcontento, specie nei quartieri più popolari.

 

Il 70% dei lavoratori dipende dal settore statale, le cui imprese, anche se temporaneamente chiuse, continuano a pagare il salario base che però, con l’aumento dei prezzi, non è sufficiente ad arrivare alla fine del mese. Molto peggio stanno i circa 500.000 “cuentapropistas” (lavoratori in proprio), specie nel settore alimentare e della piccola distribuzione oltre che nell’affitto di camere ai turisti: la quasi totalità è senza lavoro.

 

In questa difficile situazione – resa più grave da una prolungata siccità e dalla riduzione dei rifornimenti di petrolio – il ministro dell’economia Alejandro Gil, spalleggiato dal presidente, ha ribadito la necessità di concentrare gli sforzi per aumentare la produzione agricola e per sostituire quanto più possibile le importazioni di generi alimentari.

 

 

 

 

 

Solidarietà con Cuba!

 

MediCuba-Europa ha lanciato una campagna europea di raccolta fondi per sostenere Cuba nell’emergenza Covid-19. I fondi raccolti saranno utilizzati per acquistare ventilatori polmonari e dispositivi protettivi per il personale sanitario e permetteranno di finanziare la produzione di reattivi per i test Covid-19 eseguiti dai laboratori dell’Istituto di medicina tropicale Pedro Kouri (IPK), che analizzano i test di tutto il paese. L’IPK è parte di un ampio progetto di mediCuba-Europa, sostenuto in questi anni da numerose organizzazioni svizzere ed europee.

Per ulteriori dettagli, si veda www.medicuba-europa.org o scrivere a medicuba-europa@ticino.com.

 

La situazione del mercato internazionale e il blocco economico da parte degli USA, rinforzato sotto la presidenza di Trump, mettono il popolo cubano in una situazione drammatica. La solidarietà che Cuba ha dimostrato e continua a dimostrare verso il resto del mondo, in particolare con l’invio di medici verso le regioni più colpite dalla pandemia (come la Lombardia), merita di essere contraccambiata!

 

Per sostenere il progetto di mediCuba, fate una donazione a

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