Nuova legge sul CO2: il referendum non risolve i problemi

di ForumAlternativo

 

Dopo lunghe riflessioni, il gruppo di coordinamento del ForumAlternativo ha deciso di non sostenere la campagna referendaria contro la nuova legge sul CO2. 

 

 

 

La decisione non va letta come un apprezzamento nei confronti di quest’ultima, ma come un riconoscimento dell’urgenza di ridurre le emissioni di gas a effetto serra e un atto di realpolitik. 

L’ultima parola spetta ora all’assemblea generale del movimento, che avrà luogo il prossimo 13 marzo in formato digitale.

 

Se il referendum dovesse passare, per diversi anni a venire verrebbe infatti mantenuto uno status quo insostenibile a livello ambientale. Gli equilibri attuali alle Camere federali non permetterebbero di ottenere un disegno di legge più in linea con le nostre aspettative ambientali e sociali, ben al contrario: i circoli padronali e la lobby degli idrocarburi rappresentati dall’UDC, principali promotori del referendum, finirebbero per ottenere una legge ancora peggiore, inefficace sul piano ambientale e privata delle scarse compensazioni sociali previste dalla nuova legge sul CO2.

 

Ciò detto, se in parlamento ci fossero gli equilibri necessari, il ForumAlternativo si opporrebbe a questa legge insufficiente sul piano ambientale e sbagliata nella sua impostazione. La nuova legge si prefigge di diminuire del 50% le emissioni di gas a effetto serra entro il 2030, ma come stimato dall’Alleanza per il clima, le misure previste permetteranno nel migliore dei casi di arrivare ad una diminuzione del 40% – non proprio un gran successo.

 

Ma il vero problema è che questa legge si prefigge di risolvere una sfida epocale puntando tutto sul cambiamento dei comportamenti individuali, imposto a suon di tasse che peggiorano la qualità di vita delle classi popolari e del ceto medio, quando invece si dovrebbero mettere dei paletti all’economia e alla finanza. A dirlo è ormai anche la scienza: usare meno plastica, mangiare meno carne e volare di meno non risolverà il problema, c’è bisogno di cambiamenti urgenti nel sistema economico (Corey J.

A. Bradshaw et al., “Underestimating the Challenges of Avoiding a Ghastly Future”, Frontiers in Conservation Science, DOI: https://doi.org/10.3389/fcosc.2020.615419).

 

Per fare un paragone con l’attualità, sarebbe come se le autorità politiche cercassero di risolvere la pandemia di Covid-19 facendo affidamento solo sulla responsabilità individuale, restando in disparte e lasciando prendere tutte le decisioni che contano a Economiesuisse: i risultati disastrosi parlano da sé. In questo senso, le critiche sollevate dalle sezioni romande dello Sciopero per il Clima, il Partito Svizzero del Lavoro, Ensemble à Gauche (GE) e il Partito Comunista sono più che condivisibili.

 

Non tutto però è perduto: la nuova legge sul CO2 risponde agli obiettivi immediati della Svizzera all’orizzonte 2030. Presto si dovrà cominciare a discutere la strategia della Confederazione per il periodo 2030-2050, in modo da assicurare che gli obiettivi dell’Accordo di Parigi siano rispettati. Anziché sostenere il referendum, è meglio concentrare gli sforzi su questo periodo determinante. La sinistra in parlamento dovrà imperativamente seguire una logica diversa: anziché andare a braccetto con Economiesuisse e il padronato liberale in una crociata moralista sui comportamenti individuali, dovrà battersi affinché vengano messi dei paletti all’economia e al mondo finanziario. Perché il problema sta lì: finché sarà lecito arricchirsi inquinando, i nostri sforzi individuali non faranno la differenza.