Ma quale dialogo?

PIAZZA APERTA - Bruno Brughera Portavoce AIDA

 

 

 

La situazione si è delineata. Abbiamo 4 municipali che si sono mossi nell’illegalità e 2 che si chiamano fuori con interviste e comunicati... mostrando il peggio della politica luganese.

 

Un esecutivo bugiardo e manipolatorio che accampando scuse sulla sicurezza e rispetto alla legalità, ha utilizzato gli strumenti della repressione nei modi e tempi degni di quell’autoritarismo fascista che abbiamo potuto osservare in altri paesi, ma soprattutto nei diversi momenti della repressione israeliana nella striscia di Gaza!

 

Paragonare queste brutali modalità con gli avvenimenti di Lugano, sembrerà ai più un azzardo e un esagerazione. No, non lo è, perché al di là di simpatie o critiche alla realtà autogestita, questo municipio ha travalicato tutti i canoni di una sana amministrazione e ha utilizzato la polizia e un impresa edile come un vero braccio armato infischiandosi delle leggi e della legalità tanto osannata.

 

Non crediamo che ci siano precedenti in svizzera di questa portata in un centro città dove per tutta la notte un quartiere è stato militarizzato e tenuto in ostaggio. Polizia arrogante e grezza si aggirava e a comando produceva azioni di contrasto a ignari cittadini e tutto questo per cosa? Per una sicurezza di chi, per chi ?

 

Il giorno dopo, assistiamo alla farsa, ai biechi piagnistei e a confuse e reiterate affermazioni sulla dinamica, sullo scarica barile, sulle presunte responsabilità... un teatrino indegno dove i media (alcuni) per una volta non hanno cavalcato la narrazione di un sindaco e di una municipale completamente lontani dalla realtà, ma che hanno cercato più volte delle risposte sensate.

 

La farsa delle farse, è il proclamare che si vuole dialogare. Con chi? A che pro? Con quali presupposti? Prima le botte (8 marzo), la infangante compagna di demonizzazione e il conseguente condizionamento dell’opinione pubblica con una narrazione falsa, poi le ruspe ... davvero dei presupposti sinceri e disinteressati!

 

La municipale era stata ben consigliata che i tempi di dialogo e interazione con il CSOA si sarebbero potuti attuare con piccoli passi e segnali di buona volontà, che le manifestazioni di piazza, i cortei sono forme di diritto civico libere di essere indette e perpetrate anche senza un controllo di un autorità proprio perché la si vuole contrastare e denunciare l’abusivismo imperante e autoritario! Ma lei testarda e convinta di appartenere ad un ordine superiore, assieme al suo amico di merende, hanno voluto profilarsi come il nuovo che avanza e hanno preteso di essere ascoltati da un ignara assemblea! Per loro quell’atto sarebbe bastato a cancellare decenni di prese in giro e di promesse mai mantenute, in cinque minuti pensavano di avere risolto la seccatura , il problema storico.

 

Si sono posti in modo “proattivo” - un mantra delle ultime ore - e malgrado una colorita e gioiosa manifestazione, già tramavano e scalpitavano in attesa di un piccolo passo falso per scatenare la loro ira e furore forcaiolo con il bene placido dei fans del mondo popolar leghista e udc! Già, quella lega che nata dall’illegalità, ora abbandona addirittura i banchi del gran consiglio perché vorrebbe una dura presa di posizione contro le manifestazioni di protesta come se fosse una povera verginella.

 

Ora, l’assemblea è in piazza, con i suoi colori ed emozioni e protrarrà le sue azioni e presenza per molto tempo! La città si dovrà confrontare con una presenza ingombrante nel pieno delle fasi di rientro dalla pandemia con esercizi e attività che tentano una ripresa. Se il dialogo era per certi versi auspicabile ora tutto è mutato e vanno ridefinite le regole d’ingaggio, le condizioni di rientro se si vorrà un vero dialogo costruttivo affinché di possa dare finalmente diritto di cittadinanza ad una realtà alternativa!

 

Forse dovremmo chiederci come, da una parte sostenere l’autogestione e dall’altra chiedere perché no, le dimissioni del sindaco e della municipale se non addirittura di tutto l’esecutivo, sarà questo il passo per uscire dall’impasse? O basterà offrire il vecchio depuratore della Stampa?