In Ticino il rispetto del migrante è sotto terra?

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Petizione al Consiglio di Stato - FIRMA QUI

Da più di tre anni vari gruppi di sinistra e varie organizzazioni che agiscono a sostegno dei diritti dei migranti, in particolare il collettivo R-esistiamo, richiamano l’attenzione attorno a un problema umanitario che non può più rimanere irrisolto e tanto meno nascosto.

 

In un centro sotterraneo di Camorino, gestito dal DSS e dalla Croce Rossa, sono “ospitati”, sarebbe più corretto dire rinchiusi, una ventina di richiedenti l’asilo la cui domanda è stata respinta o non è stata neppure presa in considerazione. Nel bunker finiscono soprattutto i cosiddetti NEM (Non Entrata in Materia) che non dispongono dei documenti necessari per la loro espulsione coatta. Per non contravvenire agli accordi internazionali, le autorità in materia si sono inventate un regime di dissuasione per spingere gli “ospiti” indesiderati a partenze “volontarie”.

 

In che cosa consiste questo regime fondato su una soluzione logistica di tipo carcerario e una assistenza sociale povera e di tipo disciplinare?

Ricovero notturno dentro camerate ritenute inabitabili per motivi sanitari da molti medici interpellati. Chiusura diurna che obbliga i residenti a girovagare in attesa della riapertura serale. Pasti e spese di sopravvivenza a carico dei residenti che ricevono, tutto compreso, solo dieci franchi al giorno. Per arrotondare questa miseria, alcuni di essi cercano disperatamente di farsi assumere al nero nei campi del Piano di Magadino. L’assistenza medica è ridotta ai minimi termini.

 

La sorveglianza è affidata ad agenti della Securitas che non esitano a usare “metodi forti” che sconfinano spesso nella brutalità. Il regime particolare di Camorino è ben conosciuto negli altri centri ticinesi dove viene usato come spauracchio per tenere a bada i più riottosi.

 

Mentre evidenti ragioni umanitarie hanno portato alcuni cantoni a chiudere simili centri, creati per la Protezione Civile e destinati originariamente a brevi soggiorni settimanali, in Ticino, dove si sta instaurando attraverso il Dipartimento delle Istituzioni una politica autoritaria e di respingimento nei confronti di tutti gli stranieri, si continua a infierire nei confronti dei NEM, l’ultimo anello della catena migranti.

 

Nel bunker di Camorino sono detenuti attualmente una ventina di questi “ospiti”. Per taluni, la durata dell’internamento supera i tre anni. Molti sono esasperati e presentano gravi sintomi di disagio psico-fisico.

 

Occorre rompere il muro di silenzio e di assuefazione che per troppo tempo ha reso possibile, per taluni addirittura “necessaria”, una politica d’accoglienza così disumana. Non è più accettabile continuare a dividere chi vive nel nostro paese in “persone e in “non- persone”.

 

Nessun essere umano può essere costretto a vivere sottoterra.

 

Riproponiamo la petizione che tre anni fa 12 associazioni, insieme a numerosi cittadini e cittadine, hanno indirizzato al Gran Consiglio ticinese per migliorare la condizione di vita dei richiedenti l’asilo presenti nel nostro cantone, indipendentemente dal loro statuto.

 

  • 1. Chiusura immediata del bunker di Camorino.
  • 2. Riduzione immediata del sovraffollamento nei centri che ospitano persone sottoposte alla legislazione sull’asilo.
  • 3. Attivazione della rete di famiglie disposte ad ospitare le persone suddette anche per brevi periodi.
  • 4. Messa a disposizione di possibilità lavorative, almeno per lavori di pubblica utilità.
  • 5. Applicazione per le condizioni di alloggio, abbigliamento, sussistenza e simili dei criteri minimi previsti dalla conferenza Svizzera dell’istituzione dell’azione sociale (COSAS).
  • 6. Libero accesso nei centri per rifugiati per i medici, infermieri, assistenti sociali e avvocati.
  • 7. Applicazione delle medesime condizioni di vita per tutti i rifugiati, indipendentemente dal loro statuto giuridico.
  • 8. Istituzione di un servizio di ispettorato riguardante le condizioni di vita dei rifugiati designato dall’organizzazione svizzera per i rifugiati (OSAR) e per verificare il rispetto delle condizioni per le entità appaltatrici.
  • 9. Sostegno psicologico per l’elaborazione dei traumi.
  • 10. Divieto di interventi notturni e senza preavviso da parte della Polizia negli alloggi dei rifugiati.