L’industria fossile nuoce gravemente alla salute

di Federico Spadoni*

 

Già da molti anni l’Unione europea ha vietato le pubblicità e le sponsorizzazioni da parte dell’industria del tabacco, riconoscendo che costituiscono una minaccia per la salute delle persone. 

Così come il tabacco «nuoce gravemente alla salute», anche gas, petrolio e carbone hanno effetti dannosi: il loro utilizzo altera il clima del pianeta, contribuendo al riscaldamento globale e alimentando l’inquinamento atmosferico, responsabile ogni anno di più morti di quelle attribuibili al tabacco.

 

Perché allora le aziende dei combustibili fossili possono continuare a promuovere indisturbate il loro business inquinante attraverso le pubblicità e le sponsorizzazioni? È questa la domanda di fondo che ha spinto Greenpeace, insieme a un’altra ventina di organizzazioni, a lanciare una Iniziativa dei Cittadini Europei (Ice) per chiedere di vietare ogni forma di pubblicità e di sponsorship da parte delle multinazionali dei combustibili fossili.

 

Vietare le campagne pubblicitarie e le sponsorizzazioni di colossi energetici come Eni e Shell, dell’industria dell’automotive e delle compagnie aeree – tra i principali responsabili della crisi climatica e ambientale – impedirebbe a queste aziende inquinanti di sviare l’attenzione dei cittadini dalle loro responsabilità esibendo un falso lato green, mentre in realtà continuano a promuovere modelli di business dannosi per il clima e per la sicurezza delle persone.

 

A sostegno di questa affermazione, il rapporto «Tante parole e pochi fatti», a cura del gruppo di ricerca DeSmog e commissionato da Greenpeace Paesi Bassi, analizza oltre tremila annunci pubblicitari online delle sei principali aziende europee dei combustibili fossili (Eni, Shell, Total Energies, Preem, Repsol e Fortum).

 

L’analisi mostra che tutte le aziende prese in considerazione ricorrono al greenwashing: i loro annunci non riflettono accuratamente la realtà delle loro attività commerciali, sia attraverso un’enfasi eccessiva sulle loro iniziative «verdi», sia sminuendo le attività legate ai combustibili fossili.

 

In media il 50 per cento degli annunci pubblicitari esaminati riguarda iniziative per la sostenibilità ambientale, ma solo il 18 per cento del portfolio delle sei multinazionali è costituito da attività realmente rispettose del clima. Al tempo stesso, il 63 per cento degli annunci analizzati – quasi due terzi – promuove false soluzioni per il clima (come la cattura e lo stoccaggio della CO2 nel sottosuolo) o riguarda iniziative realmente green, ma che si riferiscono ad attività marginali per le aziende.

 

La propaganda delle aziende fossili deve essere fermata: vietare le loro pubblicità e sponsorizzazioni in Europa sarebbe un importantissimo passo avanti per diminuire il loro potere d’influenza e avviarsi una volta per tutte verso l’abbandono dei combustibili fossili, una misura urgente e necessaria per mettere un freno alla crisi climatica che stiamo vivendo.

 

Ma la realtà è che molte di queste aziende stanno ancora investendo pesantemente nei combustibili fossili. Al tempo stesso, i governi non stanno svolgendo adeguatamente il ruolo di regolatori. Abbiamo quindi bisogno di un’azione più radicale per tutelare la salute del pianeta: le promesse non ci salveranno, abbiamo bisogno di azioni urgenti.

 

 

 

 

* Estratti dall’omonimo articolo pubblicato da Federico Spadoni

ne L’extraterrestre, supplemento de Il manifesto (7 ottobre 2021).

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