Reati sul lavoro, una magistratura inutile

Leggere per credere - Q38

 

Verbali di polizia che scompaiono, prove indiziare mai recepite, un procuratore (Andrea Gianini) che annuncia perquisizioni a mezzo stampa dando il tempo di far sparire eventuali documentazioni dall’azienda, testimoni chiave mai ascoltati in quasi tre anni d’inchiesta e di cui non si vede neanche lontanamente la fine.

 

Quanto emerso dalla puntata di Falò “La giustizia nel tunnel”, andata in onda il 28 aprile , è rivelatore del grado d’incapacità del Ministero pubblico ticinese di occuparsi di reati legati al mondo del lavoro.

 

Di esempi, anche drammatici, se ne potrebbero fare un lungo elenco, ma restando ai cantieri della costruzione di Alptransit in Ticino come non ricordare l’incidente che portò alla morte un minatore esperto, Pietro Mirabelli, senza che il procuratore Akbas ritenne necessario documentare fotograficamente il luogo dell’incidente letale.

 

Non è questione di troppo lavoro o di forze mancanti all’interno della magistratura ticinese. È questione di procuratori inadatti a ricoprire quel ruolo e dell’assenza di una mentalità proattiva sulla casistica all’interno del ministero pubblico.

 

Pesa, e molto, la mancata costituzione di una magistratura formata e specializzata in reati nell’ambito lavorativo. Ma non è una svista, risponde a una precisa volontà politica di non occuparsene.

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