Boas Erez: «Se mi implicassi in politica è gente con cui parlerei»

di Claudio Carrer

 

Presente alla manifestazione dei lavoratori edili a Zurigo, l'ex rettore dell'USI spiega il suo interesse per la realtà sindacale e riflette sul valore della mobilitazione e della rappresentanza.

 

 

 

 

«Hai visto chi c’è con noi?», «Sono davvero orgoglioso che sia qui», «È una persona estremamente intelligente e capisce bene le nostre ragioni», «Se entrerà in politica potrà solo far bene al Ticino», «Mi colpiscono la sua umiltà e la sua capacità di ascolto», «È raro per noi operai ricevere attenzioni dal mondo accademico». Sono considerazioni in ordine sparso che raccogliamo tra i lavoratori provenienti dal Ticino durante la grande manifestazione degli edili di sabato 25 giugno a Zurigo (oltre 15.000 i partecipanti) e che si riferiscono alla presenza nella trasferta in treno e in corteo del professor Boas Erez, ex rettore dell’Università della Svizzera italiana (Usi). «Sono qui per capire», spiega ad area il diretto interessato, che in questa intervista propone interessanti riflessioni sul valore della mobilitazione, della rappresentanza e della democrazia. Questioni per lui centrali anche nell’ottica di una (possibile) discesa in politica.

 

Non è infatti un mistero che il professor Erez, dimessosi dalla direzione dell’Usi lo scorso aprile e venuto meno il «dovere di neutralità», sia stato «sollecitato» a compiere questo passo (in vista delle elezioni cantonali del 2023) e che lui ci stia pensando «molto seriamente». Per questo sta «cercando di capire le realtà dei partiti e dei movimenti, di conoscere le persone che li animano». «Quando ho saputo di questo evento importante per i lavoratori ho pensato che fosse un’occasione molto speciale per entrare in contatto con la realtà sindacale in generale e di Unia in particolare», afferma «ed è stata un’esperienza molto arricchente».

 

 

Professor Erez, che idea si è fatto del conflitto in atto tra impresari costruttori che chiedono sempre più flessibilità ai lavoratori e questi ultimi che rivendicano il diritto alla salute?

Ho percepito una grande coerenza. Mentre nelle manifestazioni durante il Covid si sentiva tanta rabbia e frustrazione (credo per il fatto che chi scendeva in piazza doveva cercare di farsi sentire dalle persone con cui voleva parlare), quella degli edili a Zurigo è stata un atto di sostegno alle persone che siedono al tavolo delle trattative, un modo inequivocabile per mostrare che i rappresentanti sindacali non parlano a vanvera, ma si occupano e preoccupano di questioni centrali per la vita delle persone e godono del sostegno dei lavoratori. Lavoratori che sabato si sono presi un’intera giornata per recarsi a Zurigo ad affermare questo concetto, in modo sincero, spontaneo, autentico. È stato un evento molto piacevole da vivere. Mi ha colpito anche la grande capacità organizzativa di Unia, un aspetto che credo infonda fiducia tra gli aderenti al sindacato.

 

Come commenta i tentativi di delegittimare questo genere di manifestazioni da parte degli impresari costruttori?

A delegittimare possono provarci. Ma manifestare è un diritto e quindi la manifestazione può essere solo legittima. Anche se può apparire un po’ rituale, non si deve dimenticare che questa mobilitazione dei lavoratori edili è una tappa di un percorso di discussione e confronto democratico che dura da anni e da cui è uscita la piattaforma rivendicativa portata dai rappresentanti sindacali al tavolo delle trattative. Non so se i padroni seduti a quel tavolo sono più “legittimi”: non credo che tutti gli impresari condividano per esempio la linea ufficiale dell’organizzazione padronale. E se il presidente della Ssic deve ricorrere ad affermazioni inveritiere sostenendo che la gente scende in piazza perché è pagata dai sindacati [in un’intervista al Blick di sabato scorso, ndr], significa che i numeri della mobilitazione impressionano.

 

Quali proposte padronali avversate dai sindacati e dai lavoratori la colpiscono di più?

In generale la richiesta di ancora maggiore flessibilità e deregolamentazione è fuori luogo. Mi colpisce particolarmente il tentativo padronale di introdurre discriminazioni salariali dei lavoratori anziani: è un atto irrispettoso della dignità delle persone. Quando si ascoltano certe affermazioni o certe proposte sembra di assistere alla messa in scena di quei testi che descrivono la degenerazione del capitalismo e l’avidità del padronato.

 

Ritiene che vi sia scarsa attenzione della politica nei confronti del mondo del lavoro?

Ci sono dei partiti che hanno una fibra sociale ma che a mio modo di vedere non la tematizzano a sufficienza. Se deciderò di impegnarmi in politica sarà per me una priorità. Se ci si occupa per esempio di politiche ambientali, non si possono adottare misure dimenticandosi del loro impatto sociale e degli effetti sull’intera popolazione. Esse devono forzatamente essere accompagnate da un ragionamento sulla ridistribuzione. Credo per esempio che se la legge sul CO₂ non è andata in porto [il popolo l’ha bocciata nel giugno 2021, ndr] è perché non si è fatta abbastanza attenzione alle condizioni dei contadini di montagna. È stato un errore da dilettanti. O se pensiamo alla Francia, a fungere da miccia per il fenomeno dei Gilets Jaunes è stata la decisione di Macron di mettere mano all’imposizione sui carburanti: a un certo punto la gente, che sarà anche sensibile all’ambiente ma che per andare a lavorare ha bisogno dell’auto, ha detto basta. Questo dimostra come una maggiore attenzione alle istanze dei salariati da parte della politica sia un elemento essenziale anche per la coesione sociale. Al pari della questione democratica.

 

Cioè?

Non basta avere il diritto d’iniziativa e di referendum. Trovo importante che non si perdano i luoghi dove si può decidere dal basso. Perché gli esecutivi stanno accentrando sempre più potere e si allontanano dai parlamenti. È una tendenza accentuatasi fortemente durante la crisi del Covid, ma è uno schema che può riprodursi, con una sorta di regime d’urgenza permanente, il che è preoccupante, assai pericoloso per la democrazia. Nell’ambito della manifestazione degli edili di cui parliamo ho appreso con interesse del modo in cui si è preparata la trattativa: partendo da un’ampia consultazione dei lavoratori durata un anno. È una questione fondamentale, che interpella l’esercizio dei diritti e da cui nasce la legittimità.

 

Chi sono gli interlocutori con cui sta discutendo di un suo impegno politico? Si può dire che si collocano nell’area della sinistra?

Parlo con gente di orientamenti diversi.

 

Dall’esperienza vissuta con gli edili a Zurigo cosa porterebbe nella sua attività di politico?

Ho incontrato delle persone che fanno ciò che uno si immagina che facciano. Se mi implicassi in politica è gente con cui parlerei. Perché è gente che conosce una larga fetta della società e che la rappresenta.

 

Quando prenderà la decisione se scendere in campo?

Penso che dovrò aver preso una decisione entro la fine dell’estate

Tratto da: