Osservazioni dei Verdi-MPS-FA

Sulla variante di PR di Bellinzona denominata “Piano particolareggiato del quartiere officine”

 

 

 

 

 

 

Indice

1. Considerazioni preliminari

1.1. In generale

1.2. Sul piano particolareggiato del quartiere delle Officine 

2. Considerazioni di merito sul PP-QO

3. Considerazioni di merito sul progetto urbanistico di riferimento

4. La visione pianificatoria di Verdi-MPS-FA 

5. Conclusione

 

 

1. Considerazioni preliminari 

1.1. In generale

Sin dagli inizi delle progettualità attorno alle nuove officine e relativo comparto, I Verdi, il MPS e il FA hanno espresso ognuno a modo proprio contrarietà all’idea di dislocare le officine FFS su una superficie perlopiù agricola a Castione, destinando nel contempo il sedime lasciato libero di Bellinzona all’edificazione di contenuti residenziali, commerciali, tecnologici e pubblici. 

 

Innanzitutto si denunciava la profonda disonestà intellettuale con la quale autorità comunali e cantonali avevano rinnegato l’alleanza con le maestranze delle officine e soprattutto gli intenti stabiliti nella Convenzione del 17 aprile 2013 per la costituzione di un centro di competenze per la mobilità ferroviaria a Bellinzona. Questa Convenzione – con la quale si prevedeva un ammodernamento delle officine di Bellinzona e una loro maggiore autonomia gestionale – venne rinnegata poiché si diceva che i lunghi elettrotreni non potevano scendere dalla rampa di accesso degli attuali stabilimenti e dunque bisognava trovare un sedime più adatto. Che ciò non corrispondeva a verità e che il cambio fu dettato da mera speculazione immobiliare, è provato dal fatto che quegli stessi elettrotreni oggi scendono la rampa di accesso dei vecchi stabilimenti per eseguire la manutenzione. 

 

Oltre a questi motivi di fondo, Verdi, MPS e FA denunciavano l’insostenibilità di tale manovra (costruzione su terreno vergine di una nuova officina e densificazione del sedime lasciato libero) sia dal punto di vista dei carichi ambientali – con l’impatto sulla biodiversità, la sottrazione di territorio in presenza di alternative valide, il traffico, il sovrasfruttamento di risorse energetiche e idriche, etc. – sia dal punto di vista economico – con il potenziale stravolgimento del mercato immobiliare e dei commerci cittadini in presenza di un grosso attore immobiliare come le FFS – così come da un punto di vista della conformità agli scopi

della Legge federale sulla pianificazione del territorio (LPT) – che vuole la densificazione laddove si dimostri un reale fabbisogno all’orizzonte dei seguenti 15 anni. 

 

In particolare quest’ultima critica fu ribadita anche in occasione dei dibattimenti sul Piano d’azione comunale1 – strumento che deve recepire a livello comunale gli scopi della LPT – dove appariva chiaro l’intento del Municipio, poi avallato dalla maggioranza del Legislativo, di voler sfruttare all’orizzonte 2040 il massimo potenziale edificatorio del comune densificando 5 comparti fra i quali quello delle Officine e delle Ferriere Cattaneo ed edificando quasi tutte le riserve libere e sotto-sfruttate. I Verdi, con il rapporto di minoranza di Ronnie David2

 e relativo intervento plenario di Marco Noi avevano già a suo tempo bocciato questo approccio (bocciato peraltro anche dal MPS per motivi simili anche se non proprio identici), proprio

per il fatto che si prevedeva (vedi scheda E1 del PAC, pag. 106) uno sfruttamento edificatorio pressoché totale (ca. 83%) delle riserve territoriali completamente e parzialmente libere, fondando tale previsione sulle precedenti e più ottimistiche statistiche demografiche dell’UST e ignorando per giunta il crescente tasso di sfitto che nel 2021 si attestava a un preoccupante 3,69%. Questo mostra come le autorità comunali vogliano “gonfiare” ad arte il fabbisogno di unità insediative rispetto alle reali necessità e nel contempo – in barba all’uso parsimonioso del territorio – consumare quasi tutte le riserve entro il 2040 senza eseguire un calcolo realistico della contenibilità e dell’impatto ambientale, sociale ed economico di un tale progetto. 

 

1 Programma d'azione comunale Bellinzona

 

2 Rapporto minoranza di Ronnie David su PAC Bellinzona

 

 

1.2. Sul piano particolareggiato del quartiere delle Officine

Guardando più da vicino la variante di piano regolatore per il Piano particolareggiato del quartiere delle officine (PP-QO) è bene ricordare che si tratta di un progetto dalle dimensioni mai viste nel nostro Cantone. Ripensare e ripianificare una superficie di 116'000 mq nel cuore di una città a contatto con il centro storico è un’impresa mai eseguita alle nostre latitudini se si fa astrazione dal PSE di Lugano, che ha però contesto e caratteristiche differenti dal PP-QO.

 

La ri-pianificazione di tale sedime si inserisce nella scelta considerata strategica, da Municipio e Governo cantonale, di costruire a Castione, su un sedime quasi interamente verde di ca. 150'000 mq (di cui 80'000 SAC) un nuovo stabilimento per la manutenzione dei treni, liberando così il sedime delle storiche officine per edificarvi contenuti residenziali, commerciali e pubblici. Tale scelta è stata sancita con la dichiarazione d’intenti firmata da FFS, Cantone e Comune di Bellinzona l’11 dicembre 2017, che di fatto lega a doppio filo (vedi punto 2. della Dichiarazione di intenti) la costruzione del nuovo stabilimento a Castione e la pianificazione del sedime lasciato libero a Bellinzona. Il legame tra le due progettualità è reso evidente anche dal punto 5.6 della Dichiarazione di intenti che recita “FFS auspica che il sedime attualmente occupato dall’OFFS in futuro disponga di un indice di sfruttamento adeguato ai principi di densificazione

urbanistica di qualità tale da contribuire al reperimento dei fondi indispensabili a finanziare il nuovo impianto industriale. (…)”. 

 

Questo legame a doppio filo tra i due progetti rende evidente da una parte la natura speculativa del progetto (si deve speculare sulla “locomotiva” immobiliare per finanziare il nuovo stabilimento) e dall’altra come le FFS condizionino pesantemente e indebitamente il processo pianificatorio, lasciando intendere che se la pianificazione del nuovo quartiere officine non dovesse concludersi secondo il loro desiderio, potrebbero rinunciare alla realizzazione del nuovo stabilimento industriale. Una vera e propria “spada di Damocle”.

 

Non è dunque un caso che il Municipio abbia scelto, nel mandato di studio in parallelo per l’allestimento del Piano d’azione comunale (PAC), di escludere ogni riflessione pianificatoria sul comparto Officine (se non quella di aumentarne lo sfruttamento edificatorio), lasciando che sulla pianificazione di tale comparto si occupasse senza concertazione reciproca – e dunque senza una visione di assieme – un altro mandato di studio in parallelo. Questa esclusione venne peraltro fatta anche in merito alla collocazione del nuovo ospedale che nel bando di concorso sul mandato di studio in parallelo per il PAC venne vincolato al comparto della Saleggina, impedendo ai pianificatori di scegliere altre ubicazioni (magari anche quella del

sedime delle Officine) per tale insediamento.

 

Da questi elementi risulta quindi evidente che:

  • Il PP-QO è stato estraniato e non messo in relazione alla pianificazione complessiva del comune di Bellinzona e dei comuni vicini (Castione e comuni interessati dalla compensazione dei terreni SAC);
  • In questa progettualità entrano in conflitto gli interessi economico/finanziari e gli interessi di protezione del territorio e i secondi, essendo chiaramente subordinati ai primi, non vengono pertanto considerati;
  • Chi è deputato a controllare la conformità alle leggi del PP-QO (Comune di Bellinzona e Cantone) oltre ad avere importanti interessi economico/finanziari nelle progettualità è anche condizionato dalla sopra citata “spada di Damocle”.

3 Dichiarazione d’intenti

 

 

2. Considerazioni di merito sul PP-QO

Innanzitutto è necessario premettere che doversi pronunciare su un progetto che si estende su almeno 3 decenni è quantomeno assai bizzarro. Infatti, pronunciarsi su una pianificazione che implica la stima di un fabbisogno stimato di 15 anni in 15 anni rende impossibile pronunciarsi sull’intero progetto, che va dunque pensato a tappe con il rischio che ci si debba fermare nel mezzo del percorso. Si impongono pertanto serie riflessioni critiche su una progettualità di questa portata.

 

1. Se proprio bisogna cambiare destinazione al comparto officine, Verdi-MPS-FA vedono il suo utilizzo esclusivamente per contenuti pubblici (il collocamento del nuovo ospedale può essere pensato in questo comparto, tanto più che si prevede l’inserimento di contenuti legati alla ricerca medica e bio-tecnologica), contenuti legati alla ricerca e alla formazione e contenuti legati al lavoro e alla cultura, ma certamente non vedono l’utilizzo di quel sedime per contenuti residenziali e commerciali. Questa scelta renderebbe meno problematico il rapporto con la contenibilità del PPQO, poiché l’aumento delle unità insediative (UI) lavorative del PP-QO, troverebbero giustificazione nello sfruttamento delle UI residenziali che le attuali riserve edificabili dell’intero Comune (a nostro avviso già sovradimensionate) già permetterebbero;

 

2. Nella denegata ipotesi che l’Esecutivo e poi il Legislativo comunale decidano di perseverare nell’intenzione di inserire contenuti residenziali e commerciali nel PP-QO, che aumentano sensibilmente l’indice e la natura dello sfruttamento del comparto (peraltro sarebbe – bisogna dirlo – in conformità al principio di edificazione centripeta della LPT), tale aumento e cambiamento di destinazione deve essere comunque compensato con equivalenti dezonamenti secondo i dettami della LPT, fermo restando – come ricorda il Dipartimento del territorio (DT) nel suo Esame preliminare – che la revisione della scheda R6 del Piano direttore (PD) cantonale venga approvata dal Consiglio federale, sottraendo così la pianificazione comunale alle norme transitorie ex art. 38a LPT e 52 OPT. 

 

3. Verdi-MPS-FA tuttavia non ritengono, come asserisce il DT a pag. 8 del suo Esame preliminare, che “l’attuazione della prima tappa del PP non incrementa il numero delle UI complessive rispetto allo stato attuale” e che di conseguenza “la prima tappa risulterebbe quindi pressoché neutra dal profilo quantitativo”. A mente di Verdi-MPS-FA il DT dimentica – come esso stesso riferisce a pag. 1 dell’Esame preliminare – che ubicazioni e dimensionamenti delle zone edificabili “vanno coordinate aldilà dei confini comunali, rispettando gli scopi e i principi della pianificazione del territorio (art. 1 e 3 LPT)”. Pertanto secondo questo condivisibile principio, il calcolo delle UI per la prima tappa4  del PP-QO (computata in 1240 UI) non può essere semplicemente equiparato alle UI computabili all’attuale comparto officine di Bellinzona secondo i vigenti indici pianificatori (computate in 1140 UI), bensì a quest’ultime vanno aggiunte anche le UI computabili al nuovo azonamento per lo stabilimento industriale di Castione5 . Secondo questa logica, appare pertanto evidente che nemmeno la prima tappa risulti neutra dal punto di vista quantitativo, ma rappresenti un incremento di sfruttamento per il quale va dunque dimostrata la conformità ai dettami della LPT. 

 

4. Risulta perciò stupefacente che gli estensori del Rapporto di pianificazione del PP-QO relativizzino la dimensione quantitativa del calcolo della contenibilità, asserendo a pag. 67 che “ la sostenibilità della codificazione del Piano particolareggiato PP-QO non richiede ‘in primis’ una giustificazione quantitativa” ma “esso va valutato sulla base di criteri qualitativi e strategici della pianificazione della Città, alla luce del fatto che si tratta di un comparto strategico, posto a pochi passi da uno dei principali nodi intermodali del trasporto pubblico del Cantone, la cui riconversione risponde quindi a tutti gli effetti al principio dello sviluppo centripeto di qualità imposto dalla legislazione federale in materia”. In tal senso, bene ha fatto il DT (e non poteva fare altro in uno Stato di diritto) a ricordare a pag. 8 del suo Preavviso, che sebbene il PP e la sua strategia territoriale non possano certo essere ridotti “ad un mero esercizio contabile, ciò non esenta tuttavia dal doverne dimostrare pure la sua conformità con le disposizioni della LPT e delle schede di PD in materia di dimensionamento della zona edificabile”. L’intenzione di relativizzare il fattore quantitativo del dimensionamento delle zone edificabile, conferma in fondo l’evidenza rilevata nel precedente paragrafo 2.2 di come gli obiettivi di protezione della LPT vengano chiaramente subordinati (scadendo potenzialmente nell’illegalità) agli interessi finanziari/economici legati al comparto in parola, dissimulandoli sotto presunti “criteri qualitativi” del PP-QO. 

 

5. Gli indici di sfruttamento definiti nel PP-QO sono chiaramente sovradimensionati rispetto al fabbisogno prevedibile nei prossimi 15 anni per il Comune di Bellinzona. Sebbene Bellinzona sia uno dei pochi comuni del Cantone che ha mantenuto anche negli ultimi anni una certa crescita demografica, è prevedibile che in futuro tale crescita sia decisamente meno marcata o addirittura negativa. Secondo le più recenti previsioni demografiche dell’Ufficio federale di statistica (UST), il Canton Ticino segna infatti sull’arco di tempo 2020-2050 una decrescita sia per lo scenario basso come per quello medio, riferimento quest’ultimo che ai sensi della LPT viene solitamente considerato per il calcolo del fabbisogno. Solo per lo scenario alto, il Cantone segnerebbe una crescita demografica di 13'167 unità dal 2020 al 2050, ovvero un aumento medio di 439 unità all’anno. Con un aumento demografico annuale così ridotto a livello cantonale, è altamente inverosimile che l’aumento di indice di sfruttamento previsto dal PP-QO, che per la sola prima tappa prevede un aumento di 498 abitanti, possa essere conforme al fabbisogno previsto per i prossimi 15 anni. Il Rapporto di pianificazione trae infatti le sue stime di fabbisogno dalle previsioni formulate dal PAB di terza generazione, le quali erano fondate sulle precedenti stime molto più ottimistiche dell’UST. A titolo di paragone, se nello scenario alto della più recente previsione 2020-2050 è previsto come detto un incremento di 13'167 unità, in quello alto della precedente previsione 2015-2045 era previsto un incremento di 106'362 unità (+3'545 unità/anno). È dunque evidente che il calcolo del fabbisogno e dunque della conformità del progetto ai dettami della LPT, poggi nel Rapporto di pianificazione su fondamenta di calcolo errate che andranno riverificate nelle sedi opportune.

 

4 La realizzazione del PP-QO è prevista in quattro tappe: prima tappa 2030-35, seconda tappa 2035-45, terza tappa 2045-55, quarta tappa 2055-65.

 

5 Altro discorso sarebbe se lo stabilimento industriale invece di richiedere un azonamento di pregiato territorio soprattutto SAC, venisse collocato nella zona industriale di Bodio-Giornico. Questa soluzione, oltre al risparmio di terreno verde e a non aumentare le UI complessive in una ipotetica prima tappa che così risulterebbe quantitativamente neutra, permetterebbe anche lo spostamento del capolinea Tilo sul confine Riviera/Leventina con notevole beneficio di tutta la Riviera e di Leventina e Blenio.

 

 

3. Considerazioni di merito sul progetto urbanistico di riferimento

Già in occasione della presentazione del progetto urbanistico uscito vincitore dal MSP sul comparto officine, esponenti di Verdi, MPS e FA si erano espressi pubblicamente, come altri peraltro, criticando il progetto sia per aspetti quantitativi come per aspetti qualitativi. La presentazione più dettagliata del progetto proposta dal Rapporto di pianificazione, aggiunge altri elementi ampiamente opinabili, come anche alcuni aspetti apprezzabili. Già detto sopra degli aspetti quantitativi (di calcolo della contenibilità), ci concentriamo in questo capitolo sugli aspetti qualitativi.

 

1. In linea generale Verdi-MPS-FA non possono certo asserire che il progetto urbanistico scelto per il PP-QO si inserisca in maniera armoniosa e di qualità nel tessuto urbano esistente. Ad un primo solo sguardo delle volumetrie e della disposizione del costruito appare evidente che il progetto proposto sia avulso dalle caratteristiche volumetriche e architettoniche degli edifici tutto attorno al comparto e non appare armoniosamente inserito nel tessuto circostante. Il progetto non è affatto aperto e in dialogo con i quartieri attorno attraverso ampi spazi di collegamento, bensì ripiegato su sé stesso e sullo spazio verde interno, la cosiddetta Almenda, che non assume però quello spazio pubblico aperto verso esterno, ma appare essere una sorta di “claustrum” ad esclusivo beneficio degli edifici che vi si affacciano. Come ha scritto qualcuno, il progetto appare essere una sorta di immensa astronave aliena calata dall’alto.

 

2. Verdi- MPS-FA ritengono anche ampiamente sopravalutate e strumentalmente esaltate al fine di attenuare eventuali resistenze al progetto, le qualità di quartiere ecologico ed intergenerazionale (cooperative abitative). Sebbene la pianificazione dei posteggi sotterranei prospettati possa essere conforme alle norme vigenti, appare comunque spropositato e insensato in un quartiere a contatto con una stazione ferroviaria prospettare 1200 stalli sotterranei per le automobili, che avranno un notevole impatto sulla viabilità già di per sé non molto ottimale di quel comparto. A cosa serve densificare attorno agli snodi di trasporto pubblico (TP), se poi con la costruzione di autorimesse interrate sotto ogni edificio si incentiva nel contempo l’uso dell’automobile privata? Dalle planimetrie non appare perdipiù nemmeno esserci degli stalli in superficie per biciclette pronte all’uso. Solo da questo primo aspetto si comprende come tutto il discorso sul “quartiere modello” di ecologia, venga sconfessato già nelle fondamenta delle scelte sulla mobilità.

 

3. Anche la questione ecologica del “verde” sembra essere ampiamente strumentalizzata con il tema dei tetti verdi, dei giardini verticali e dell’Almenda. Questi, certamente non guastano e possono essere soluzioni benvenute, ma non sostituiscono l’impostazione di base di avere un tessuto urbano che mantenga una sua biodiversità, una sua permeabilità idrica e delle proprietà di resilienza ai fattori climatici che caratterizzino tutto il tessuto urbano e non solo quello del comparto officine. Certamente è un elemento positivo e rallegrante che si voglia riportare a cielo aperto i riali Noco, Riganella e Boné attualmente tombinati, come è rallegrante che sotto lo spazio verde dell’Almenda non vengano costruite autorimesse (ci mancherebbe!) per permettere la crescita di alberi ad alto fusto. Tuttavia ancora una volta i contenuti ecologici vengono concentrati soprattutto nel claustrum interno agli edifici e all’Almenda, senza pensare al tessuto urbano dei quartieri circostanti, in particolare lungo viale Officina, via S. Gottardo e Via Pantera, dove non appare esserci un verde urbano con alberi ad alto fusto che possa esercitare una funzione termoregolativa contro le isole di calore. 

 

4. Fermo restando che si tratta di verificare la conformità dal punto di vista quantitativo di tale progetto alle regole di contenibilità e fabbisogno stabilite dalla LPT, Verdi-MPS-FA ritengono importante considerare anche l’impatto che questo progetto avrebbe sull’economica immobiliare e commerciale del comune, in particolare del quartiere di Bellinzona. Dal Municipio è stato detto che questo progetto può rilanciare l’economia di Bellinzona: un’ipotesi ancora tutta da verificare, poiché potrebbe anche essere che l’arrivo sul mercato di residenze e commerci promosse da un grande attore immobiliare come FFS che potrebbe renderli molto attrattivi dal punto di vista finanziario, possano costituire una concorrenza non sostenibile per i piccoli medi proprietari e commerci che si vedrebbero erodere il valore dei propri immobili e commerci, creando sfitto, insostenibilità finanziaria e deperimento del parco immobiliare. Altro discorso, invece, sarebbe se il comparto venisse utilizzato per contenuti pubblici, di ricerca, di lavoro e cultura. Nessuna riflessione infine è stata fatta sulla ripercussione che il prospettato aumento demografico legato al PP-QO e in ultima analisi legato al PAC, porterà sulla necessità di ampliare servizi ed infrastrutture pubbliche (strade, scuole, servizi amministrativi, urbanizzazione come approvvigionamento idrico e smaltimento acque, …) con conseguente erosione di ulteriore territorio e sovraccarico di tutte le infrastrutture e degli ecosistemi.

 

 

4. La visione pianificatoria di Verdi-MPS-FA

Con la scelta del Municipio di Bellinzona e del Governo cantonale di aprire il comparto officine a un cambio di destinazione, si impone a nostro avviso un’importante decisione di campo, ovvero se aprire il comparto in parola allo sfruttamento residenziale o meno. Come già accennato precedentemente, Verdi-MPS-FA sono più propensi allo sfruttamento di questo comparto per contenuti pubblici, contenuti formativi, di ricerca, lavoro e cultura, lasciando che lo sfruttamento residenziale possa avvenire “naturalmente” nelle riserve già a disposizione al giorno d’oggi (considerato come già detto che il PAC prevede di ampliarle con un maggiore sfruttamento del comparto stadio e del comparto Ferriere Cattaneo, per citare solo i comparti

nel centro dell’agglomerato). Verdi-MPS-FA ritengono anche che si debba affrontare seriamente la necessità di una stabilizzazione della dinamica economica e immobiliare. È infatti impensabile che con la saturazione dei terreni di fondovalle e delle infrastrutture stradali così come un sovraccarico delle infrastrutture e servizi pubblici e degli ecosistemi, si possa continuare a pensare ad un’espansione del mercato immobiliare. Verdi-MPS-FA ritengono dunque indispensabile predisporre quelle condizioni complessive e non a compartimenti stagni (pensiamo alle richieste per nuovo ospedale, croce verde, pompieri, nuove scuole medie, …) che permettono di rendere sostenibile la nostra economia senza dover erodere ulteriori risorse territoriali e sovraccaricare ulteriormente le infrastrutture, servizi ed ecosistemi, pena il deperimento delle basi naturali della vita che determinano in definitiva la qualità di vita.

 

Verdi-MPS-FA delineano pertanto questi indirizzi:

 

1. L’utilizzo del comparto in discussione come area dedicata a contenuti pubblici e privati lavorativi e culturali, legati ai servizi, alla formazione e alla ricerca complementare a ciò che vi è già sul territorio comunale. Il comparto non deve diventare a nostro avviso un nuovo centro del quartiere di Bellinzona, che sottrae attrattività e risorse al suo originale centro storico e in generale all’intero Comune. In questo comparto riteniamo quindi debba trovare spazio l’edificazione (se proprio vi è l’inderogabile necessità) del nuovo ospedale di Bellinzona (salvaguardando così il parco della Saleggina), dei centri di ricerca legati a Bios+, dei possibili centri di ricerca e formazione legati allo Swissinnovation Parc e di spazi culturali che possano dialogare ed essere complementari con i contenuti del quartiere di Bellinzona ed in particolare il centro storico.

 

2. Il nuovo comparto deve essere più arioso e aperto al tessuto urbano circostante, con volumetrie meno massicce e compatte (è preferibile un possibile sviluppo verso l’alto di alcuni edifici) e passaggi di accesso più invitanti alla zona centrale verde, dove si vede di buon occhio il transito a cielo aperto del riale Riganella con magari lo sviluppo di un piccolo specchio d’acqua attorniato da adeguata vegetazione. L’inserimento di vegetazione anche ad alto fusto deve avvenire anche sul perimetro del comparto a beneficio dei quartieri circostanti secondo i dettami federali su biodiversità, permeabilità del suolo e protezione dalle isole di calore.

 

3. La mobilità del nuovo quartiere deve essere a nostro avviso soprattutto di carattere pubblica e lenta. L’utilizzo dell’automobile deve essere limitato ad un servizio di carsharing (tipo Mobility) che può trovare spazio in un’autorimessa interrata, adeguatamente dimensionata sia per questo servizio che per l’accesso all’ospedale. In superficie sono da prevedere i necessari stalli attrezzati per le biciclette elettriche e non, che permettano la mobilità lenta.

 

4. Evidentemente se dovesse comunque essere deciso per un aumento degli indici di sfruttamento per UI residenziali e commerciali, tale aumento deve essere compensato secondo i dettami LPT. La mobilità con l’automobile privata non deve comunque essere incentivata e deve essere mantenuto il concetto di mobilità pubblica, condivisa (carsharing) e lenta. In caso di aumento degli indici a scopi residenziali il Municipio deve in tal caso già indicare nel suo messaggio sul PP-QO come e dove intende dezonare e/o diminuire gli indici di sfruttamento a titolo compensatorio.

 

5. Il progetto dovrà nel contempo essere corredato di uno studio degli impatti ambientali, di traffico, sull’economia immobiliare e su infrastrutture e servizi in modo da permettere la comprensione sulle ricadute dirette e indirette di un progetto di tale portata.

 

 

5. Conclusione

Come si evince dalle osservazioni e considerazioni sopra esposte, il PP-QO in pubblicazione presenta non poche criticità sia dal punto di vista della sua conformità agli obiettivi e ai dettami della LPT, sia dal punto di vista degli impatti ambientali e degli equilibri socio-economici della città.

 

Ben difficilmente, così come è attualmente pensato, il PP-QO può essere approvato sia dal punto di vista politico sia dal punto di vista giuridico. Il chiaro maggior sfruttamento a scopi residenziali e commerciali del comparto in oggetto non è attualmente difendibile basandosi sull’attuale fabbisogno. Tale aumento impone drastici dezonamenti o riduzioni degli indici6

 che il Municipio deve già poter indicare nel suo messaggio a Legislativo e cittadinanza. 

 

Il progetto urbanistico di riferimento scelto per il PP-QO non è ritenuto un progetto che si inserisce in maniera armoniosa nel tessuto urbano circostante, né per volumetrie né per disposizione degli edifici, né per concrete necessità. Il progetto appare ripiegato su sé stesso, autarchico e avulso dalla realtà circostante. Pertanto necessita di essere alleggerito e aperto sia verso l’interno (Almenda) sia verso l’esterno (nord, ovest, sud). In un comparto così centrale e in prossimità della stazione, la mobilità non può più essere incentrata sull’automobile privata, bensì deve essere orientata sulla mobilità pubblica, condivisa e lenta. Non si giustificano pertanto la creazione di autorimesse interrate per un totale di 1200 stalli.

 

Il progetto deve pertanto essere emendato limitandolo ai contenuti lavorativi, formativi e di ricerca così come quelli culturali. Questa limitazione risolverebbe anche le problematiche di conformità ai dettami della LPT.

 

6 Per inciso si nota che gli aumenti degli indici edificatori a scopo residenziale e commerciale previsti dal PAC per 5 comparti fra cui quello delle officine e delle Ferriere Cattaneo dovrebbero a nostro avviso prevedere con quali dezonamenti o riduzioni degli indici il Municipio intende compensarli, cosa che in sede di PAC è stata completamente trascurata e rimandata alle calende greche.