Come distruggere una cassa pensioni pubblica

di RedQ

 

C’era una volta la Cassa Pensioni dei dipendenti dello Sato del Canton Ticino, una cassa pensioni all’altezza di un Cantone che rispettava i propri dipendenti e garantiva loro una rendita pensionistica degna di questo nome. 

Era una cassa pensioni, aperta agli altri enti pubblici, che non si limitava a promettere, bensì assicurava serenità ai propri iscritti, nonché la possibilità, qualora fosse stato necessario, di poter pagare la retta in istituti per anziani, senza essere di peso alla società. I premi erano assai elevati, ma gli statali sapevano che ciò era la necessaria contropartita 

 

Tutto funzionava nei migliori dei modi, anche se c’erano evidentemente fatti strani. Per esempio, dei dipendenti venivano promossi nell’ultimo anno di lavoro per far loro beneficiare di pensioni più elevate, senza aver pagato in proposito. Nel 1996 è stato deciso che la pensione doveva essere calcolata sulla media degli ultimi 10 anni di lavoro. Il sistema del primato delle prestazioni, peraltro nettamente superiore a tutti gli altri, permetteva anche queste cose.

 

Nel settore privato una cassa pensioni deve avere una copertura del 100%, ossia deve disporre in ogni momento dei capitali per pagare le pensioni di tutti i suoi assicurati. È una condizione necessaria, perché altrimenti, in caso di chiusura dell’azienda, i dipendenti perderebbero almeno una parte dei loro diritti. Nel settore pubblico non è così. Lo Stato è perenne, ci sarà anche in futuro. Quindi non è necessario che il grado di copertura sia del 100%, perché lo Stato, come datore di lavoro, garantisce in ogni modo il versamento delle pensioni. Infatti, negli anni Novanta, questo tasso si aggirava sul 70%. Approfittando di questa particolarità, ai tempi di Marina Masoni, l’autorità cantonale ha addirittura ridotto i premi del datore di lavoro!

 

L’ombra di Marina Masoni

D’altra parte, da tempo era in corso un attacco alla funzione pubblica e al servizio pubblico. In quegli anni il Governo ha tentato di privatizzare tutto quanto era potenzialmente redditizio. Privato è meglio, affermava il Governo in corpore. Ci furono molte misure di risparmio: la soppressione degli scatti di anzianità, la diminuzione del personale (ottimizzazione) e il peggioramento delle condizioni pensionistiche. In precedenza era possibile, con una leggera diminuzione temporanea della rendita, andare in pensione a 60 anni con trent’anni di servizio. Poi, gli anni di servizio furono portati a 40.

 

Inseguito il Governo ha deciso di cambiare il sistema, ossia di passare al sistema della preminenza dei contributi. Ciò significava la fine della solidarietà tra gli assicurati. Per ogni assicurato la cassa pensioni ora dispone di un conto. E la pensione dipende da quanto c’è nel conto al momento della pensione. È la fine della garanzia dello Stato. Ciò significa quindi che la copertura, in questo caso, deve essere del 100%, perché la pensione di un assicurato dipende anche da quanto fruttano i capitali. Secondo i calcoli, per raggiungere questo livello, lo Stato avrebbe dovuto versare alla cassa pensioni, circa 1000 milioni. Il cambiamento di sistema fu fatto, ma di milioni ne furono versati molto meno del necessario. Ora cosa succede? Mancano i soldi. Quindi la cassa riduce le pensioni.

 

Ci fregano migliaia di franchi al mese

L’Istituto di Previdenza del Canton Ticino per i dipendenti dello Stato, ora si chiama così, ha deciso una riduzione delle rendite del 30% per coloro che sono nati dopo il 1962. Con un reddito lordo annuo di circa fr. 100'000.-- e un avere di vecchiaia proiettato all’età di 65 anni con un interesse di 2.00% di fr. 741'687.40, in precedenza a 60 anni di età si percepiva una rendita annua di franchi 42’389 lordi; con il nuovo sistema la rendita ammonta a franchi 29’200. E se il Gran Consiglio non deciderà di versare i soldi mancanti, si prospetta un’ulteriore riduzione, a franchi 23’000. Una riduzione complessiva quindi di franchi di 19’389. A livello mensile significa che la pensione a 60 anni è già passata da franchi 3'532.40 a franchi 2'433.35 e potrebbe passare a franchi 1'916.65, più di mille franchi in meno ogni mese. Ma non è ancora tutto: le pensioni vedovile sono state ridimenzionate e anche l’adeguamento delle pensioni al rincaro non è più previsto.

 

Gli iscritti all’IPCT, sono circa 15'000, non hanno colpa, il dipendente statale non può decidere i tagli sul personale, non può decidere la propria retribuzione annua, non può decidere come deve funzionare l’IPCT e soprattutto non può decidere a quale cassa pensione aderire.

 

Responsabile di questa situazione è l’autorità cantonale, in primo luogo il Governo per aver promosso queste drammatiche riforme e, evidentemente, il Gran Consiglio per averle accettate. Ci si può chiedere se questa distruzione è il frutto di imperizia oppure se sia il frutto di una deliberata volontà. Noi un’idea ce l’abbiamo!

 

In ogni modo, osiamo sperare che ci saranno vigorose proteste, che noi non mancheremo di sostenere e che l’autorità cantonale ponga fine, al più presto, a questa triste e inaccettabile situazione.

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