Quartiere Officine: un progetto smisurato

di RedQ

 

Bellinzona - Alcune domande alla consigliera comunale Lorenza Giorla, ForumAlternativo

 

 

 

 

 

Nel vostro rapporto di minoranza definite il progetto come megalomane e date, come esempio, il fatto dei 1200 posteggi sotterranei previsti per le automobili. Puoi chiarire ulteriormente la vostra posizione?

La nostra posizione è chiara: è impensabile immaginare di costruire nuove abitazioni nel centro di Bellinzona conoscendo il tasso di sfitto che già si trova ai massimi storici. Bellinzona vuole davvero incentivare la mobilità lenta? Vuole essere in grado di proporre delle soluzioni alternative? Se la risposta è affermativa, il progetto delle Officine non è sicuramente un’opzione valida. Personalmente trovo sconcertante che il Municipio di Bellinzona possa prevedere un progetto che nulla ha a che fare con i bisogni della città. La città necessita di spazi aggregativi, culturali, sociali e verdi. Lasciamo il posto alle associazioni che operano sul territorio, ai piccoli-medi artigiani, ai giovani, agli anziani; diamo loro l’occasione di avere un luogo di ritrovo. Dimentichiamoci dei 1200 posteggi previsti dal progetto; un numero assurdo di automobili che circolerebbero in una strada che già abbonda di veicoli.

 

Negli ultimi anni il mezzo pubblico è stato fortemente potenziato: le linee principali (linea 1, 3 e 5) passano a scadenze regolari (15 o massimo 30 minuti) e pensiamo che ci sia ancora bisogno di costruire 1200 posteggi? Davvero assurdo e per niente ecologico.

 

Siete anche parecchio scettici sul possibile impatto che la realizzazione di questo quartiere potrebbe avere sull’economia immobiliare del comune. Temete in particolare l’arrivo di un grande attore immobiliare come FFS, che già altrove ha fatto molti danni in questo senso? Di cosa avete paura in particolare?

La paura c’è e non possiamo nasconderla. In particolare abbiamo paura che l’arrivo di un così grande attore immobiliare possa influire ancor più negativamente sullo sfitto della città e che possa fungere da dittatore di regole. È infatti palese che FFS potrebbero condizionare pesantemente e indebitamente il processo di pianificazione, lasciando poco spazio di manovra decisionale alla Città di Bellinzona.

 

Sottolineate anche che il quartiere non deve diventare concorrenza al centro storico trasferendo risorse ed anche attrattività in quella zona. Cosa pensate che si debba soprattutto localizzare in questo nuovo quartiere?

In linea di principio crediamo che il comparto non debba diventare un nuovo centro del quartiere di Bellinzona, che sottrae attività e risorse al suo originale centro storico e in generale all’intero Comune. Crediamo infatti che il comparto debba diventare un’area dedicata a contenuti pubblici e privati, lavorativi e culturali, legati in special modo ai servizi, alla formazione e alla ricerca complementare a ciò che vi è già sul territorio comunale. In questo comparto riteniamo quindi debba trovare spazio l’edificazione (se proprio vi è l’inderogabile necessità) del nuovo ospedale di Bellinzona (salvaguardando così il parco della Saleggina), dei centri di ricerca legati a Bios+, dei possibili centri di ricerca e formazione legati allo Swissinnovation Parc e di spazi culturali che possano dialogare ed essere complementari con i contenuti del quartiere di Bellinzona ed in particolare il centro storico.

 

Esprimete anche diversi suggerimenti per fare del quartiere un esempio di urbanistica ecologica. Potresti darci qualche dettaglio?

Molto semplice: in primo luogo il nuovo comparto deve essere più arioso e aperto al tessuto urbano circostante, con volumetrie che attingono verso l’alto e passaggi di accesso più invitanti alla zona centrale verde. Bisogna prevedere l’inserimento di vegetazione ad alto fusto, pannelli solari su tutti gli stabilimenti e, forse, immaginare orti comuni che la popolazione ha l’opportunità di affittare.

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