Il cittadino viveva in città,

PIAZZA APERTA - Renato Magginetti*

In Ticino non c'è città. Il Ticino è tutto una periferia che fagocita tutto, anche i nuclei dei villaggi e dei borghi, tranne le cime delle montagne, i corsi d'acqua e i boschi che sono protetti dalla Legge federale urgente. 

 

Tutto una periferia che considero cancerogena, non necessariamente perché provoca il cancro, è ancora da dimostrare, ma perché si sviluppa come un cancro.

 

Per capire lo sfacelo dobbiamo capire il mito della casetta nel giardino.

 

Nel XVI secolo il feudale viveva ancora nel castello e la plebe nel villaggio, nel borgo o in città. Con il progredire delle armi da fuoco pesante (l’artiglieria) il castello perde la sua funzione e il feudale si rifugia nella “Villa” (autoreferenziale) dentro un grande parco. (la plebe nel villaggio, nel borgo o in città) Grazie all’architetto Andrea Palladio (1508-1580) questa tipologia (la villa palladiana) ha un successo enorme e si diffonde in Europa, in Inghilterra, nelle Americhe.

 

Caduti il feudalesimo e le signorie (apparentemente) se ne sono appropriati i borghesi, poi i piccoli borghesi e anche il ceto medio e anche la classe operaia che non si chiama più così e neanche più proletariato. In un continuo processo di riduzione le ville sono diventate villette, villotte, villini, casine, casette dentro parchi sempre più ristretti che non sono neanche più giardini ma strisce di terra con erba, cespugli, piante, fiori, ed anche nanetti stupefatti, circoscritti dai più svariati tipi di recinto con cancello (buca lettere, videocitofono e sofisticati congegni d’allarme).

 

Una marea (d’illusioni) come di rifiuti che ricopre tutto. Tutto un non-luogo, dunque utopia. Democratica espressione di una società settaria, individualista, narcisista, edonista, consumistica, ... che si “interroga” sui motivi di tanta solitudine.

 

Emarginare le persone, tutte le persone, nella solitudine è una condizione imprescindibile per far proliferare il sistema consumistico; e ne siamo tutti doppiamente vittime.

 

Dopo la seconda guerra mondiale, in Ticino, la popolazione abbandona i nuclei dei villaggi e dei borghi perché li identifica con la miseria: costruzioni fatiscenti, i servizi igienici precari, per l’acqua s’andava alla fontana ma, soprattutto, un sistema patriarcale asfissiante. Nello stesso periodo si diffonde l’idea della casetta nel giardino, con l’acqua in casa, moderni servizi igienici, la cucina americana, il riscaldamento centralizzato. Questo fenomeno è dovuto anche al fatto che la campagna ha perso il suo fondamento di sussistenza. L’automobile ha accentuato la diffusione delle casette, poi delle palazzine, nei giardini; con rampa d’accesso ai posteggi interrati.

 

Noi, architetti, meglio presunti tali, abbiamo colpe gravissime.

La prima è di accettare la delega della gestione urbanistica e architettonica del territorio ai pianificatori, che non sono urbanisti, in maggioranza neanche architetti, e neanche si rendono conto di essere figli dei “piani quinquennali Russi” (e lì dovrebbero restare, al calcolo delle quantità). Pianificatori che si permettono di proliferare un’infinità di normative, presuntamente divine, che non hanno mai avuto rapporti con modelli urbanistici e architettonici ma che uccidono l’architettura e l’urbanistica e distruggono il territorio tutto. Pianificatori che non conoscono la differenza tra Regola e Norma (ma lo stesso vale per i presunti architetti, che non si rendono conto di essere, nella migliore delle ipotesi, dei “designer”) Dovendo accettare quelle norme (distanze da confini, da strade, da altre costruzioni, ecc.) non puoi progettare altro che oggetti che, anche se fossero tutti straordinari, il risultato è li da vedere: l’effetto discarica.

 

 

 

 

* Renato Magginetti

membro Coordinamento FA