Impressioni cubane di un turista solidale

Las nubes del pasado y del presente también

di Beppe Savary-Borioli

 

Dal 27 aprile al 15 maggio, sono stato a Cuba insieme a 15 altri ticinesi ed italiani, nell’ambito di un viaggio organizzato dalla Sezione Ticino dell’Associazione Svizzera-Cuba (ASC). 

Il programma molto intenso ci ha dato soprattutto l’occasione di visitare vari progetti, in gran parte realizzati da MediCuba, portando anche del materiale urgente.

 

Abbiamo però anche avuto l’occasione di avere parecchi contatti diretti con gli abitanti di questa sempre ancora affascinante isola caraibica. Nonostante ciò, mi rendo ben conto che i giudizi non possono non essere influenzati dal fatto che mi son trovato spesso ad essere nella “bolla del turista” anche se solidale e sempre interessato a percepire le varie sfumature della realtà cubana.

 

Cuba va male, molto male

Non ci è voluto molto per capire che attualmente, come ha spesso descritto Roberto Livi, corrispondente dall’Avana per questi quaderni, Cuba va male, molto male. Mancano molte cose: dai soldi nelle casse dello Stato al carburante, dai beni di prima necessità ai farmaci. Non posso però condividere quel che si sente dire da alcuni compagni, ormai depressi, e cioè che il Paese sia praticamente fermo. Certo la mancanza di carburante è evidente, e il traffico motorizzato è in gran parte ridotto a quello dei mezzi pubblici, ed anche loro funzionano a rilento. Le stazioni di rifornimento sono spesso presidiate dalle forze dell’ordine per cercare di tenere sotto controllo le lunghe code. Per fortuna ci sono dappertutto i cavalli, a sostituire i mezzi meccanici… Il prezzo del carburante sul mercato nero è decuplicato e sovente raggiunge livelli come da noi. Il mercato parallelo si svolge in varie valute (sono tornati anche i dollari!) ed ovviamente ha decisamente meno problemi di rifornimento che non le strutture statali, le quali cercano tuttora di garantire un minimo rifornimento a tutti, privilegiando bambini, anziani e malati.

 

Anche il turismo è in crisi

Dopo il disastro della pandemia, aggravato dalle misure di Trump per cercare di affamare la popolazione cubana, il governo dell’Avana sperava molto nella ripresa del turismo. Questa avviene però per intanto un po’ al contagocce. Gran parte dei turisti che prima venivano a Cuba o che avevano in mente farlo, si sono dirottati o sono stati dirottati dalle agenzie verso Santo Domingo. Tante strutture alberghiere di recente costruzione, spesso troppo grandi e sfarzose, sono chiuse o desolatamente vuote. Oltretutto il personale alberghiero, anche se abbondante, sembra disorganizzato e talora il suo atteggiamento ricorda quello di alberghi della defunta DDR. Questo nonostante il governo faccia l’impossibile per non far mancare niente ai turisti: burro dai Paesi Baschi, rifornimenti alimentari assicurati e di buona qualità; ho addirittura scoperto delle bustine di zucchero con le indicazioni “provenienza dal Wyoming” (chissà come hanno raggirato il Bloqueo?). Che Cuba debba importare lo zucchero la dice lunga sulla crisi economica, anche perché da come mi ha spiegato la nostra guida, quello prodotto localmente viene in gran parte usato per produrre l’ottimo ron cubano. Sempre ancora di ottima qualità sono sigari e caffè, quest’ultimo però spesso manca nei ristoranti, al pari delle eccellenti birre cubane, che quando ci sono sovente sono più care di quelle di produzione straniera. Purtroppo anche una serie di musei, in svariate regioni, sono chiusi. Ciò che non mancano sono invece gli intrallazzatori, che in continuazione ti offrono di tutto “da un cambio agevolato ai sigari, dal ron alle signorine”. Con la crisi è difatti nuovamente aumentato il fenomeno della prostituzione, che negli anni scorsi, in base a testimonianze affidabili, era gradatamente diminuito. In questa situazione attualmente purtroppo mancano anche i preservativi, anche se MediCuba Svizzera sta facendo tutto il possibile con un programma di urgenza per ovviare a questa grave mancanza, dato che se c’è un’attività che a Cuba difficilmente va in crisi, questo è proprio il sesso. Quando ero stato qui l’ultima volta, una quindicina d’anni fa, la criminalità era quasi inesistente: un grosso atout per il turismo. Ora bisogna invece fare parecchia attenzione, soprattutto alle “baby-gangs” che operano su rapidissimi skateboards.

 

Ospedali e vaccini

Per tutti son presto diventato “el doctor” e forse perciò abbiamo anche potuto visitare parecchie strutture sanitarie ed addirittura dei pazienti a domicilio, anche per consegnare del materiale che ci era stato affidato in Svizzera. Queste visite mi hanno confermato le enormi difficoltà attuali, spesso manca veramente di tutto. Ammiro quindi ancora di più la gran capacità di improvvisazione creativa che dimostrano le colleghe ed i colleghi cubani nello svolgimento della loro attività. Nonostante tutto riescono spesso a far fronte a problemi che a noi sembrano, in quelle condizioni, praticamente irrisolvibili. Poi ci sono gli incontri che non ti aspetti: una famiglia cubana, ritornata da Miami a Camagüey, per riuscire ad ottenere le cure necessarie per la loro figlia, ciò che in Florida non era stato possibile, perché non potevano pagare. Una impressione positiva è quella degli istituti di ricerca biomedica, vero fiore all’occhiello dell’industria cubana, voluti da Fidel in persona già negli anni 80 del secolo scorso. All’istituto “Finlay” sette di noi hanno accettato volentieri l’offerta di un booster gratuito con “Soberana plus”, molto probabilmente il miglior vaccino “anti-Covid-19” al mondo, sviluppato in quell’istituto, anche grazie all’aiuto di MediCuba. Purtroppo anche lì mancano ora parecchie materie prime per poter continuare a produrre una quantità sufficiente di vaccini e di anticorpi monoclonali. Poco prima di partire una notizia apparsa in “Prensa Latina”, secondo la quale la produzione di vari medicamenti essenziali aveva potuto essere ripresa, mi ha aperto qualche spiraglio di speranza per il futuro.

 

Il criminale blocco americano, certo, ma non solo…

Non c’è dubbio che il criminale blocco economico statunitense, che dura da più di sessant’anni ed è oramai il più lungo nella storia dell’umanità, sia la causa principale dell’attuale crisi cubana, anche perché ha inflitto all’isola danni per centinaia di miliardi. Oltretutto Trump, con l’idea di sfruttare la pandemia per affamare il popolo cubano e spingerlo alla rivolta, l’aveva inasprito dove ancora possibile, tra l’altro mettendo Cuba nella lista dei Paesi che sostengono il terrorismo, ciò che provoca anche a noi svizzeri dei problemi con i visti per gli Stati Uniti, se siamo stati prima a Cuba. Joe Biden, nonostante le promesse fatte in campagna elettorale, non ha cambiato granché. Ricordiamoci anche che le nostre banche, non solo rifiutano di fare qualsiasi transazione con Cuba, ma che spesso bloccano anche versamenti interni alla Svizzera, se sui bollettini compare il nome dell’isola caraibica. Questo atteggiamento va addirittura oltre a quanto previsto dalla legge Helms-Burton, che regola il blocco statunitense. Sarebbe però semplicistico, e me ne sono convinto anche durante questa visita, attribuire tutte le difficoltà soltanto alla politica criminale di Washington. Purtroppo, come ha spesso scritto il corrispondente all’Avana dei Quaderni Roberto Livi, ci sono anche una serie di bloccaggi fatti in casa, che peggiorano ancora la situazione. Penso agli innumerevoli ostacoli di tipo burocratico, ma anche ai ritardi enormi nel realizzare le riforme, anche quando erano già state decise sia dal partito che dal governo. Quando durante il viaggio ho saputo che come nuovo ministro delle relazioni commerciali con l’estero è stato nominato un generale pensionato di 86 anni, non mi ha particolarmente rallegrato. Esistono economisti cubani molto bravi: uno l’abbiamo incontrato recentemente in un simposio organizzato da MediCuba e forse sarebbe ora di affidar loro le sorti di un’economia, che attualmente è un po’ al limite del fallimento.

 

Cuba vieja e Cuba nueva

Durante la permanenza sull’isola ho incontrato vari compagni che continuano a rifarsi a Fidel, a non demordere e nonostante tutte le difficoltà a voler portare avanti gli ideali del “leader maximo”. Tutti, anche quelli che sono molto critici a proposito della situazione attuale, scuotendo la testa ti dicono “falta Fidel” (manca Fidel). Nel 1991, durante la crisi del “periodo especial” dovuta alla scomparsa dell’Unione Sovietica, era stato lui con il suo carisma ed il suo entusiasmo a traghettare senza troppi problemi il popolo cubano verso la ripresa. Anche perciò l’attuale crisi, oggettivamente simile a quella di allora, soggettivamente è forse peggiore. Alla festa del 1° maggio, arrivata in forma molto ridotta cinque giorni dopo (si diceva per ragioni metereologiche) ho sentito un discorso innovativo ed elettrizzante di una giovane ricercatrice in biomedicina che si è rivolta direttamente ai compagni “Raoul e Diaz-Canel”. Nel suo entusiasmo per il futuro giustamente ha però ricordato i 200 anni della dottrina Monroe su cui continua a basarsi l’imperialismo americano. Vecchio invece il discorso del molto panciuto gran capo dei sindacati cubani, intriso di slogan triti e ritriti, e forse perciò urlati a squarcia gola. La mia impressione fu che ben pochi lo ascoltavano. Il bravissimo compagno autista del nostro bus mi ha confermato che sono ben pochi ad avere una buona opinione di questo burocrate. Purtroppo, la nuova Cuba deve anche fare i conti con l’assordante presenza dei social media, pesantemente infiltrati dalla contro rivoluzione di Miami e di Washington. È sempre più diffuso anche il consumo di sostanze stupefacenti, compresa la cocaina, di cui “sconosciuti fornitori” scaricano notevoli quantità in vicinanza delle coste cubane. Che sia ancora la vecchia mafia statunitense, che non ha mai digerito di essere stata cacciata a pedate nel didietro dal trionfo della rivoluzione?

 

Ripartendo non ho potuto non pormi la domanda “cosa bisognerebbe fare?” Il vecchio buon “che fare” leninista. Da semplice turista, seppur solidale ma anche quale membro del Comitato ticinese di ASC (che per i suoi 50 anni ha appena ricevuto la medaglia dell’Amicizia dal presidente cubano Diaz-Canel) e sostenitore di MediCuba, non mi sento in grado di dare una risposta né tantomeno di propinare consigli ai cubani. Anche io mi rifugio nelle parole di Fidel, che una volta disse: “se podia, se puede, se podrà!”. Speriamo che sia ancora vero, anche adesso.

Tratto da: