Una strage con chiare responsabilità

L'editoriale - Q33

 

Un recente editoriale dei nostri Quaderni aveva quale titolo «Una strage senza responsabili?». Oggi possiamo dire che le responsabilità sono ormai definitivamente chiare.

A fine giugno sono state ufficializzate le cifre della mortalità a livello nazionale per l’anno scorso: nel mezzo del bailamme per gli europei di calcio, non tutti hanno realizzato il carattere impietoso di queste cifre spaventose. Alcuni media le hanno addirittura passate in sordina (apposta?).

 

Fatto sta che se durante la prima ondata nella primavera del 2020 la mortalità è aumentata del 14%, durante la seconda ondata la mortalità è cresciuta rispetto ai valori medi degli ultimi anni addirittura del 45%! Risultati così spaventosi non si registravano più sin dai tempi della Spagnola, che aveva però colpito una popolazione fortemente indebolita dagli anni di guerra e in un epoca in cui la medicina non aveva quasi armi per combattere una simile malattia.

 

Queste cifre confermano quanto noi abbiamo da tempo detto e scritto nei nostri commenti. E cioè che il Consiglio Federale, a parte la telenovela delle «mascherine che non servono», può essere parzialmente assolto per il suo comportamento durante la prima ondata pandemica, quando aveva saputo almeno in parte resistere alle pressioni degli ambienti padronali e della destra populista. Ma ben diverso è il giudizio che si deve dare sull’operato delle nostre autorità da quando è scoppiata la seconda ondata ad inizio ottobre, in un momento in cui si sapevano molte più cose sul Covid-19 che non sei mesi prima.

 

Dapprima abbiamo assistito al disgustoso teatrino tra Berna ed i Cantoni a suon di «non lo faccio io, devi farlo tu», il tutto semplicemente perché ognuno voleva che fosse l’altro a sostenere i costi, mentre gli ambienti padronali sostenevano che un secondo lockdown (anche se quello di primavera era stato solo parziale) non andava preso neanche in considerazione.

 

E così il Consiglio Federale per settimane ha preso solo misure irrisorie, solo dopo che Economiesuisse aveva dato il suo via libera, quando quasi tutti i paesi europei passavano da un lockdown all’altro – come tra l’altro richiedeva anche da noi la task-force scientifica. Ma il nostro governo ha seguito sempre e solo i dettami dei grandi capi dell’economia e delle loro ideologie neoliberali, che recitano che la salute, lungi da essere il diritto umano più fondamentale, ha un suo prezzo come ogni altra merce. Fu così che solo il 13 gennaio, con ben tre mesi di ritardo, il Consiglio Federale annunciò alcune misure un po’ più severe, ma che rimanevano ad ogni modo ancora insufficienti.

 

Addirittura peggio del Consiglio Federale ha fatto durante la seconda ondata il Consiglio di Stato ticinese, che con il suo presidente Gobbi ha a lungo banalizzato la situazione, continuando ad insistere solo sul mantra fasullo della responsabilità individuale e rifugiandosi in fatali menzogne come quella che recita che «non sono i bar e ristoranti ad essere la fonte di tante infezioni» quando diversi studi scientifici hanno dimostrato esattamente il contrario. E così il Canton Ticino è quello che nell’ambito del già spaventoso aumento del 45% della mortalità ha i risultati peggiori, con quasi 1’000 morti (2/3 nella seconda ondata), un ticinese ogni 350! Se in Cina avessero avuto la stessa mortalità, avrebbero accusato quasi 5 milioni di morti! Per non dimenticare Cuba, che ha quasi 100 volte meno decessi di noi, proprio perché per loro vale quale principio fondamentale che «la vita non ha prezzo». Per noi invece sì, e a decidere alla fine è sempre la borsa dei padroni.

 

Possiamo quindi concludere che ormai almeno alcune delle corresponsabilità per questa strage sono evidenti. Nessuno però ne parla. Tantomeno il Gran Consiglio vi ha dedicato uno straccio di discussione generale, quando ciò viene fatto per argomenti che a confronto appaiono quantomeno futili. Che nessuno dei partiti di governo voglia guardare in faccia le proprie responsabilità?

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